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Woody Allen difende la propria immagine

L'atteso ritorno di Woody Allen nella nativa New York, dopo un esilio durato cinque anni, non è stato felice come ci si poteva aspettare: il regista di Manhattan è invischiato in una battaglia legale contro l’American Apparel, una ditta di abbigliamento.

Ma facciamo un passo indietro: Woody è tornaro nella sua terra natia in occasione del Tribeca Film Festival (organizzato dall'amico Robert De Niro) per presentare il suo ultimo film, "Whatever Works": la pellicola, che ha ricevuto larghi consensi dal pubblico e dalla critica, è ambientata a New York e racconta le vicende di un uomo (il comico Larry David) che dopo una serie di relazioni amorose, si trova impelagato nella storia con una ragazza (Evan Rachel Wood) i cui genitori si rivelano alquanto strampalati. Il regista è tornato a girare in America dopo un lungo periodo trascorso in Europa che, secondo le dichiarazioni, continua a preferire alla sua terra d'origine.

Il successo ottenuto da "Whatever Works" è stato offuscato dalla causa intentata da Allen contro l’American Apparel, la quale su alcuni cartelloni pubblicitari ha usato un'immagine tratta dal film "Io e Annie" in cui Woody è vestito da ebreo chassidico. Allen, al quale non era stato chiesto alcun permesso, sostiene che la ditta di abbigliamento abbia danneggiato la sua reputazione e ha chiesto un risarcimento di 10 milioni di dollari.

L'American Apparel, per tutta risposta, ha dichiarato che l'immagine di Allen ormai vale poco a causa degli scandali sessuali che lo hanno visto protagonista, dal divorzio con la ex compagna Mia Farrow (che fu accantonata per la figlia adottiva Soon-Yi) fino all'accusa per moleste sessuali nei confronti della figlia Dylan di sette anni. Gli incresciosi episodi saranno sfruttati dall'avvocato dell'American Apparel nel processo che avrà inizio il 18 maggio. Insomma, il suo cinema stavolta è servito a poco: il ritorno in patria di Woody è stato tutt'altro che trionfale.

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