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Volo, Favino e la Pandolfi sono 'Figli delle Stelle'

Le morti bianche, il precariato, la frustrazione contemporanea e l'insoddisfazione nei confronti della classe politica: 'Figli delle Stelle', quarto lungometraggio del regista Lucio Pellegrini, è un film profondamente radicato nella realtà quotidiana, nelle vicende di un'Italia che ha vissuto in prima linea il dramma del sequestro di personaggi politici e che oggi, dopo non troppi anni da quei fatti che sconvolsero il Paese, può anche riuscire a ridere sulla messa in scena di un simile argomento, proprio in virtù dell'attuale situazione sociale. Il politico in questione è Giorgio Tirabassi, sottosegretario rapito per sbaglio al posto di un Ministro, da una improbabile commando improvvisato, composto dai protagonisti Fabio Volo, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli e Claudia Pandolfi.

Le foto delle locandine e alcune scene del film 'Figli delle Stelle'

Un cast eccezionale, senza il quale probabilmente questa commedia non sarebbe riuscita così bene. Perché, nonostante la drammatica realtà in cui affonda le radici, proprio di una commedia si tratta, fresca, divertente, a tratti esilarante. 'Ho provato a cogliere lo spaesamento, l'amarezza e la frustrazione dei nostri tempi bui e trasformarli in una commedia dinamica, eccentrica e un po' folle' spiega infatti Lucio Pellegrini, a proposito di questa pellicola girata fra una Roma caotica e una freddissima Val d'Aosta. Le montagne di Cervinia diventeranno il covo in cui nascondere Tirabassi e proprio qui si scopre il perché del titolo. Un titolo che nasce, appunto 'in seconda battuta. Ci piaceva raccontare questa casa che era rimasta ferma agli anni '80 e immaginare i dischi vecchissimi che si potevano trovare in questa casa. Così la canzone 'Figli delle stelle' ci è sembrata perfetta sia come simbolo di quel periodo, sia come motivo capace di unire i personaggi, che sono tutti dei sognatori un po' sfigati, vocati ad autodistruggersi. Persino il politico, che è un politico sui generis, ha un po' questa vocazione alla sfiga'.

La Pandolfi è Marilù, descritta dalla stessa Claudia come 'una donna che non riesce a gestire la sua vita, sa soltanto mettersi nei pasticci forse per troppa generosità e per questo modo empatico di relazionarsi con loro (gli altri personaggi, ndr). Si lascia trascinare dagli eventi un po' soccombendo, però anche lei ha voglia di far qualcosa. Ecco, proprio questa secondo me è una delle battute più malinconiche, ma significative del film: 'Almeno abbiamo fatto qualcosa'.

Fabio Volo è Toni, un giovane portuale di Marghera, che viene e va per poi tornare, 'come l'erpes', ironizza il sempre simpaticissimo attore. 'Quando ho letto la sceneggiatura mi è piaciuto subito tantissimo il film e il mio personaggio' racconta Volo 'poi Lucio mi ha detto che dovevo indossare sempre la giacca di jeans col pelo, la stessa giacca che avevo negli anni '80 e che mia madre mi buttò senza chiedermi il permesso. Così ho accettato subito, a patto di poterla tenere alla fine delle riprese. E infatti ce l'ho qui con me, a casa a Roma'.

Pierfrancesco Favino è Pepe, un professore disoccupato, un precario cronico, mentre Battiston è Bauer, un ricercatore universitario dall'animo rivoluzionario (esilarante la battuta 'Mi dichiaro prigioniero politico' al momento dell'arresto) e Sassaroli Ramon, un uomo appena uscito di galera. Un'assurda banda di sprovveduti che dà vita ad una commedia dal sapore comico e dolceamaro, e che ricorda un po' 'I soliti Ignoti' per poi concludersi con un finale per nulla scontato, con protagonisti Favino, Tirabassi e il mare. Alla domanda se questo finale sia una sorta di assoluzione, Pellegrini risponde che in fin dei conti 'Non si tratta di una vera e propria assoluzione, quanto di due persone che si incontrano e che si rendono conto di essere molto più simili di quanto immaginavano, come del resto già avevano inziato a capire nel corso del sequestro.'

 (foto © press area kinoweb.it)

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