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Vita di Pi: il film di Ang Lee in sala tra magia e spiritualità

  • Outnow.Ch

E’ finito nella lista dei dieci migliori film dell’anno scelti dall’American Film Institute, ha tenuto a battesimo il debutto del maestro taiwanese Ang Lee nel 3D e la sua nomination ai prossimi Oscar si fa sempre più probabile. Lee l’aveva pensato in questo formato già molti anni prima che James Cameron aprisse la strada alla tridimensionalità, segnando un prima e un dopo “Avatar”. “Vita di Pi” (in sala dal 20 dicembre) si preannuncia epico sin dalla sua genesi, uno sforzo produttivo colossale nel tentativo di portare in sala il libro di Yann Martel a lungo considerato non trasponibile sul grande schermo, capace di vendere oltre sette milioni di copie e di rimanere per anni nelle classifiche dei bestseller più venduti.

Le foto del film

“Volevo che l’esperienza cinematografica fosse unica come il libro di Yann Martel - ha raccontato Lee – e questo significava realizzare il film in un’altra dimensione. Il 3D è un nuovo linguaggio cinematografico che, in ‘Vita di Pi’, contribuisce a immergere gli spettatori nel mondo emotivo del personaggio e approfondisce la scala epica dell’avventura”. Un racconto di sopravvivenza, ispirazione, perseveranza, scoperta e spiritualità: è questo e molto altro il viaggio del protagonista della storia, il diciassettenne Piscine Molitor Patel, che sopravvive a un naufragio a bordo di una zattera in compagnia di un inaspettato sopravvissuto, una temibile tigre del Bengala di nome Richard Parker.

La vicenda si svolge nell’arco di molti anni, attraverso tre continenti e due oceani, inizia e finisce a Montreal con l’autore che, in cerca di ispirazione, s’imbatte nella storia di Pi. Chi meglio di un talento visionario come Lee poteva avventurarsi nella trasposizione – ritenuta da molti impossibile – di un’opera così stratificata e densa di spunti di riflessione? “Ang è stato la scelta perfetta perché sa realizzare film emotivamente forti – ha ricordato Martel – Life of Pi è stato tradotto in quarantadue lingue. Vederlo rappresentato come film è stato quasi come fosse la quarantatreesima traduzione!”.

Le riprese si sono svolte prevalentemente in India, soprattutto tra Pondicherry (la città natale di Pi) e dintorni, in ben diciotto location; la produzione aveva a disposizione un’area di circa 20 mila metri quadrati vicino al quartiere musulmano. Nel ruolo del protagonista il regista ha voluto Suraj Sharma, studente diciassettenne figlio di due matematici, scelto gli tra oltre 3 mila giovani attori provinati; un incontro quasi fortuito visto che non aveva mai pensato di partecipare ai casting, al contrario del fratello che invece aveva pensato di candidarsi per il ruolo. Certo non avrebbe mai immaginato dopo le prime audizioni che nel giro di pochi mesi avrebbe conquistato Lee e il resto dello studio. Suraj era diventato Pi.

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