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"Vision", l'eroina medievale di Margarethe von Trotta

 di Marta Marrucco

Una donna di fede, profondamente colta, che si sente prescelta da Dio per diffondere la sua parola: questo è il ritratto di Hildegard von Bingen tracciato dalla regista tedesca Margarethe von Trotta nel suo "Vision", oggi al Festival di Roma.

L'affascinante figura di questa donna vissuta nel 1100 ci viene raccontata nelle diverse tappe della sua vita, da quando viene condotta da bambina nel convento di Disibodenberg e affidata alle cure dell'aristocratica Jutta di Sponheim, fino a quando ne diventa la Badessa. Hildegard confiderà all'amico Padre Volmar di essere soggetta a visioni da quando era piccola, attraverso le quali Dio la invita a rivelare i suoi messaggi divini.

La donna, che all'epoca per le sue dichiarazioni rischiava di essere accusata di eresia, trascrive e diffonde le sue visioni, divenendo una figura amata e rispettata perfino da potenti come Federico Barbarossa. Anni dopo fondò il monastero di Rupertsberg, dove si trasferì con le consorelle, tra cui la prediletta Richardis von Stade, dalla quale sarà costretta a separarsi.

La Von Trotta mostra nel film una donna intelligente, che anticipa di gran lunga i tempi: la regista lascia in secondo piano le opinabili visioni, soffermandosi invece sulla sua sete di cultura, sull'umiltà e sul forte senso di maternità che nutriva nei confronti delle altre suore.

Sebbene "Vision" manchi di una trama, per così dire, appassionante per l'andamento piuttosto lineare e privo di forti colpi di scena, è una pellicola ben fatta che esplora le condizioni di vita nei monasteri dell'epoca, grazie alle meticolose ricostruzioni scenografiche e ai costumi. Buona anche la prova degli attori, specie della protagonista Barbara Sukowa, che aveva già collaborato con la regista in "Rosa L.": l'attrice riesce a donare alla benedettina anticonformista un senso di pacatezza e serenità ma anche una profonda umanità.

"Avevo in mente questo film dagli anni '80" ha dichiarato Margarethe von Trotta in un perfetto italiano in conferenza. "Mi hanno davvero colpito la biografia e le lettere di Hildegard. Riguardo le visioni, che nel film non vengono mostrate per evitare di renderle kitch, sono d'accordo con il neurologo Oliver Sacks, che le attribuisce una forma di epilessia, ma cosa importa: lei credeva fossero messaggi divini, e nella sua vita ha agito sempre alla ricerca del bene e della conoscenza. Se fosse vissuta ai giorni nostri, sarebbe stata stata un'illustre scienziata".

La von Trotta parteciperà ad un progetto prodotto da Claudia Mori: sei film sulla violenza nei confronti delle donne. Due saranno realizzati da Marco Pontecorvo, due da Lialiana Cavani e due da Margarethe: "I miei saranno incentrati sulla violenza psicologica, la trovo più interessante perchè più sottile".

 (foto © LaPresse)

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