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Venezia 2015, Rabin The Last Day: Amos Gitai racconta di una pace mancata

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Immagini epocali quelle che giungono da Venezia con il film in concorso “Rabin The Last Day” di Amos Gitai che racconta l'assassinio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, avvenuto il 4 novembre del 1995 ad opera di un colono ebreo estremista e le successive indagini.

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Figura di spicco degli anni ’90 per la sua politica di pace con le autorità palestinesi, Rabin appose la sua firma il 13 settembre del 1993 insieme al leader dell'OLP Arafat per la stipula degli accordi di Oslo. In tale occasione avvenne il riconoscimento da parte di Israele dell'OLP come rappresentante del popolo palestinese e da parte dell'OLP il riconoscimento a Israele del diritto ad esistere, situazione fino ad allora mai riconosciuta dal popolo palestinese.

(Guarda la prima clip di "Rabin The Last Day" di Amos Gitai)

E l’assassinio di Rabin, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1994, ha smorzato quella politica diplomatica tanto lungamente coltivata, tanto da far scoppiare in tutta la sua drammaticità le avversità di una nuova e sanguinosa fase del conflitto mediorientale.

Questo e molto altro viene raccontato nel film di Amos Gitai, una pellicola indispensabile non solo perché realizzata da un regista israeliano dunque dall’interno, ma soprattutto per la sensibilità nel mettere in scena il progetto di una pace mancata.

(Guarda la seconda clip di "Rabin The Last Day" di Amos Gitai)

Attento interprete del cinema verità anche attraverso la finzione filmica, Amos Gitai si è dunque buttato a capofitto in questo progetto con la considerazione, come ha affermato, che “Israele non è un processo religioso ma politico. E per rimanere tale non bisogna inseguire megalomanie e deliri religiosi”.

E in riferimento all’assassinio di Rabin nessuna tesi complottista ma qualcosa di molto più sottile: “Non ci fu cospirazione, ma incitazione alla destabilizzazione verso un leader eletto democraticamente di cui non ho voluto mitizzare alcunché – ha spiegato durante la conferenza stampa - La commissione Shamgar aveva un mandato giuridicamente limitato e poté solo rilevare le falle nel sistema di protezione quella tragica sera in piazza dei Re d’Israele a Tel Aviv. Uno dei tre giudici spiega proprio alla fine del film che dopo quelle tre pallottole il destino di Israele è mutato in modo irrimediabile”.

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