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Upside Down con Kirsten Dunst e Jim Sturgess, la recensione

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Upside Down ha tutti gli ingredienti giusti per un film bello e di successo. Un regista con l’aura da intellettuale impegnato come Juan Diego Solanas, una coppia di attori di ottimo livello. La brava Kirsten Dunst e l’emergente Jim Sturgess ed una trama frizzante ed interessante. Quando si esce dalla sala il primo pensiero che assale lo spettatore è, “Come hanno fatto a rovinare il film con tutte queste belle premesse?”.

Upside Down è una riproposizione dell’eterna storia di Romeo e Giulietta, senza finale tragico. Se si esclude il biglietto pagato dallo spettatore. Nell’universo ci sono due mondi che viaggiano paralleli e simmetrici l’uno con l’altro ed ognuno con la sua forza di gravità. I due mondi sono, però, incompatibili. Qui le metafore si sprecano, ricchi e poveri, sud e nord del mondo, sfruttatori e sfruttati e via così.

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Il piccolo Adam è un bambino curioso e gironzolando alla ricerca di particolari bacche lancia uno sguardo al mondo di sopra e vede la bella Eden, anche i due nomi sono l’ennesima metafora. I due cominciano a vedersi e col passare degli anni e l’arrivo dell’adolescenza si innamorano. La storia viene scoperta dalle autorità e non finisce benissimo.

Adam passa dieci anni a tormentarsi sul destino di Eden fino a quando non scopre, fortuitamente, che è ancora viva e decide di andarla a riprendere. Peccato che la ragazza abbia perso la memoria. Qui cominciano le peripezie e gli equivoci che porteranno al finale scontato e prevedibile fin dai primi minuti del film.

Kirsten Dunst svolge il compitino in maniera svogliata ed è un peccato perché si tratta di un’attrice di grande bravura come ha dimostrato più volte durante la sua carriera. Jim Sturgess non è da meglio. La regia è buona così come la fotografia e le scenografie sono molto belle da vedere. La sceneggiatura, però, è ricca di buchi più che di punti d’interesse. Non c’è emozione nella storia d’amore ed il pathos è totalmente assente.

Un’occasione sprecata, si poteva e si doveva fare molto di più. Peccato.

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