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Tra premi e polemiche, parla Germano

Dopo l'emozione di ricevere il premio come miglior attore al Festival di Cannes grazie al film 'La nostra vita', e dopo le polemiche causate dal suo ringraziamento all'Italia e agli italiani 'che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente', Elio Germano dice la sua, nell'intervista rilasciata a Repubblica.

Le sue parole oscurate nel servizio andato in onda dal Tg1, giustificate come un errore tecnico, restano avvolte nel mistero. Ma la cosa avvilente per Germano è che 'censura' sia la prima parola saltata in mente a tutti: 'La cosa grave, che racconta il clima di questo periodo, è che venga spontaneo sospettare che non sia stato un incidente, come probabilmente è stato' dice.

Lui che è solo un attore, che non voleva attaccare solo i politici ma 'il potere, così distante dai cittadini', è dispiaciuto perchè la sua vittoria, così importante per il cinema italiano, è stata oscurata dal suo breve discorso. Perchè ad essere incisivo per la sua 'crudezza' è anzitutto il film di Daniele Luchetti, nel quale Elio è un operaio che resta vedovo con tre figli a carico.

Luchetti racconta l'intimità di un nucleo familare ma anche la crisi che colpisce soprattutto un determinato ceto sociale: 'Ha creato un mondo - dice Elio, parlando del regista - che vive e dove le cose accadono, la macchina da presa deve inseguirlo e spiarlo. Come se fosse un documentario'.

Quanto al premio ricevuto, assegnato a colossi del cinema italiano quali Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Gian Maria Volonté, Vittorio Gassman ed ora a lui, non ancora trentenne, Germano conclude: 'Credo che il premio sia al film più che a me. E voglio anche sentirlo come incoraggiamento al cinema italiano, un'iniezione di fiducia'.

 (foto © LaPresse)

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