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This is it, l'ultimo grande show di Michael Jackson

 di Valeria Scotti

È arrivato anche in Italia l'atto finale, gli ultimi momenti della vita (su un palco) di Michael Jackson, This is it. E questo è quanto, il massimo che ci si potesse aspettare dopo la sua morte.

Seicento sale italiane hanno accolto ieri il film/documentario, 112 minuti di quello show che avrebbe messo fine alle esibizioni di Jackson. E fine è stata, ma per sempre.

This is it è quel concerto che mai vedremo, tre mesi di puntigliose prove - dall'aprile al giugno 2009 – tenutesi allo Staples Center di Los Angeles. Lo stadio che lo scorso 7 luglio accolse la sua bara dorata in mondovisione.

Un progetto faraonico dai costi proibitivi che solo Jackson poteva permettersi. E se una sala cinematografica non regala le stesse emozioni di ciò che avrebbe potuto avere una forma live, sicuramente mostra la potenza di un’artista che arrancava tra processi e debiti. Ma in fondo era ancora lui, il Re del Pop.

This is it è un contenitore di idee, tecnologia. Un grande schermo, alle spalle di Jackson, su cui raccontare storie. Effetti speciali in 3D per "Thriller", interazioni hollywoodiane in bianco e nero con Rita Hayworth ed Humphrey Bogart in "Smooth Criminal", la distruzione del Pianeta in "Earth Song". E un team di lavoro grato per questa opportunità. Musicisti, coristi, ballerini, tecnici delle luci, costumisti, ognuno con un sogno in meno da realizzare.

E poche sono le chiacchiere che accompagnano il film, se non i numerosi "God bless you" e i "With love" che Michael, in quei tre mesi di prova, regalava al suo staff.

Protagonista, come è giusto che sia, la sua arte sotto forma di canzoni. La delicatezza di "Human Nature", il sound violento di "Beat it", la malinconia dei medley targato Jackson 5, l'immortale "Billie Jean" e il calo di sipario su "Man in the mirror". Mentre Michael veste i panni (larghi, data la sua figura esile) di direttore d'orchestra, attento a ogni singolo respiro affinché ogni nota suoni al meglio.

Date a Jackson quel che è di Jackson. L'ultimo riscatto per quel relitto umano così dipinto dalla stampa scandalistica che, in fondo, tanto relitto non era. Altro che 47, morto che parla. Qui non c'è, ops c'era, neanche un morto che ballava, ma un cinquantenne con ancora tanta voglia di fare musica. La sua.

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