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"Somewhere", il cinema-realtà di Sofia Coppola

 di Marta Marrucco

La lentezza è una prerogativa tipica del cinema di Sofia Coppola. Ne si ha la conferma nella prima sequenza di 'Somewhere', Leone d'oro a Venezia, in cui l'inquadratura fissa mostra una Ferrari che percorre una strada circolare per cinque volte di seguito.

Ma il marchio di fabbrica della regista - se così possiamo definirlo - è anche il suo fiore all'occhiello: perchè la Coppola non concede tagli ma la nuda e cruda verità. La macchina da presa segue con discrezione e insistenza i personaggi, indugia su di loro più del dovuto, per mostrarne i lati nascosti.

In questo caso la figlia d'arte ha scelto il ritratto autentico di un divo hollywoodiano, dandogli il volto del capacissimo Stephen Dorff. Gli stralci di vita di Johnny Marco mostrati nella pellicola rapppresentano il lato oscuro della medaglia, l'esistenza monotona e solitaria di un attore che quando si spengono le luci si trascina tra la stanza d'albergo in cui vive e i party organizzati da gente che conosce a stento, tra cui sceglie ogni sera con chi trascorrere la notte.

I sentimenti Johnny li ha dimenticati ed è talmente assuefatto al sesso da addormentarsi con la faccia tra le gambe della tipa di turno. E se il cinema di Sofia Coppola è quello della lentezza, può essere definito allo stesso modo della solitudine: gli occhi persi nel vuoto e le sbuffate di sigaretta di Johnny Marco si riallacciano in qualche modo all'isolamento forzato delle quattro sorelle de 'Il giardino delle vergini suicide', all'impossibilità di comunicare in un paese straniero da parte del Bill Murray di 'Lost in Translation', e allo spaesamento della giovane regina austriaca giunta alla corte francese in 'Marie Antoniette'.

E' un cuore disegnato sul braccio ingessato di Johnny a spezzarne la penosa routine, quello ad opera della figlia Cleo, frutto del matrimonio fallito dell'attore. La 13enne ha il volto di Elle Fanning, sorellina minore della più celebre Dakota ma allo stesso modo talentuosa e forse anche più bella.

Cavalcando un pericoloso clichè, la Coppola è in grado di raccontarci la 'parabola padre-figlia' con una semplicità disarmante, attraverso sguardi, gesti e poche parole: lei è pura, dolce ma allo stesso tempo giudiziosa e amorevole, e si prende cura di un padre che, malgrado abbia il mondo nelle sue mani ad uno schiocco di dita, ha perso la giusta direzione, il senso del viaggio, e sè stesso.

Lo sguardo di Sofia Coppola è consapevole e sincero nel mostrare ogni piccolo grande momento della 'conversione' di un piccolo grande uomo, alienato in una Los Angeles che Sofia conosce bene, cresciuta dietro le quinte di un mondo dorato sotto l'ala protettiva del padre Francis, che ha saputo inculcarle l'amore per il cinema ma anche la capacità di raccontarne le falle con un certo distacco.

E malgrado qualcuno abbia criticato il premio consegnatole a Venezia additandola come ex del presidente di giuria Quentin Tarantino, 'Somewhere' non può che essere definito un altro piccolo gioiellino incastonato nell'originale filmografia della Coppola.

Di certo il pubblico, o almeno quello aperto e sensibile, si lascerà conquistare dalla storia di una paternità ritrovata su una lunga strada finalmente dritta, pronta ad essere percorsa dal protagonista verso una meta, nel suggestivo e catartico finale. Johnny Marco ci mostra che ognuno di noi ha un posto dove andare - come da titolo - da qualche parte.

Foto da YouTube

Guarda il trailer di 'Somewhere'

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