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Saviano: "Il film 'Gomorra' racconta il vivere in guerra"

"Nella Gomorra di Garrone non c’è l’ossessione del business come nel libro. C’è il vivere in guerra, una guerra a qualche chilometro da Roma. Credo che Gomorra sia un film che riscrive completamente l’immaginario criminale. A sparare sono attori che spesso hanno sparato nella vita reale. Si spara di fretta e senza alcuna belluria estetica. Le armi sono brutte, hanno rumori secchi senza eco, si conservano addosso senza fondine tra le mutande, tirate su con l’elastico degli slip". Con queste parole il giovane scrittore napoletano Roberto Saviano, autore del best seller "Gomorra", in un'intervista su Magazine del Corriere della Sera ha parlato dell'omonimo film di Matteo Garrone, con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Giorgio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster. La pellicola sarà in concorso al festival di Cannes domenica 18 e nelle sale da venerdì 16.

Un film che rispecchia in pieno la realtà nei suoi aspetti più crudi e feroci, un film che "rispetto al romanzo - ha detto Saviano - racconta l’aspetto antropologico, le stanze, gli odori, i massacri. È una apocalisse. Non dimentichiamo che la camorra ha ucciso 4mila persone da quando sono nato. Il terrorismo in tutti gli anni di piombo ne ha ammazzate 600... Le mafie in Italia hanno ucciso, negli ultimi trent’anni, circa 10mila persone. Più morti che nella striscia di Gaza. Ma è una guerra ormai considerata fisiologica che non genera scandalo".

Lo scrittore napoletano, braccato dai camorristi e costretto a vivere sotto scorta, ha scritto la sceneggiatura insieme a Massimo Gaudioso, Ugo Chiti, Gianni di Gregorio e Maurizio Braucci. Saviano ha raccontato che quando sono iniziate le riprese ci sono stati alcuni problemi con i clan e gli ambienti camorristici che volevano leggere la sceneggiatura, porre veti, ma poi il piacere di girare un film sulla loro realtà ha risolto tutto. "Le persone hanno deciso di farlo - ha spiegato lo scrittore - hanno deciso che volevano recitare e così tutti, dai ragazzi di Scampia ai ragazzini Rom, hanno preso parte al film. I boss non hanno potuto che lasciare fare. Nelle Vele, a Scampia, c’era voglia di partecipare al film. Ognuno nella parte di se stesso, o quasi".

Eccezionale la partecipazione di Toni Servillo. "Servillo e io, anche se di generazioni diverse, ci siamo formati nella provincia del Sud e lo abbiamo considerato non uno svantaggio ma un privilegio - ha affermato Saviano - siamo ossessionati entrambi dall’idea che il nostro mestiere possa essere necessario. E non semplicemente bello. Fare arte in certi territori non è una scelta di gusto, un modo per distrarsi o campare, ma è l'unico modo per vivere. Non rinnegare, non andarsene, non sottrarsi, non accecarsi. Servillo mi ha insegnato questo. E ad avere sempre uno sguardo alto".

Nel corso dell'intervista il giovane scrittore ha parlato anche di un episodio divertente nella sua tragicità che riguarda le copie false di "Gomorra" fatte dai camorristi. "Le vendevano a 5 euro alla stazione di Napoli - ha raccontato Saviano - distribuite nel periodo natalizio quando sapevano che sarebbero finite presto nelle librerie. Un giorno mi hanno portato una copia con un intero capitolo riscritto dal boss, credo che sia stato lui, cui era dedicato il capitolo. Fatto sta che c’erano copie di Gomorra false con un capitolo mutato. Poi c’è qualche boss che chiede i diritti d’autore, perché racconto storie della sua vita".

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