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Roman Polanski: "Adesso parlo io"

Non può mantenere il silenzio più a lungo, Roman Polanski: è il regista stesso a ripeterlo nella dichiarazione pubblicata dalla rivista 'La Règle du Jeu' dopo sette mesi di silenzio attorno al suo arresto. Ma ad oggi il cineasta si augura che la Svizzera non riconosca la richiesta di estradizione, e parla delle menzogne relative al suo caso.

Polanski ribadisce che 33 anni fa ammise la propria colpevolezza dinanzi alle telecamere di tutto il mondo rispetto all'accusa di violenza nei confronti di una minore. Il condannato scontò la pena in carcere di massima sicurezza, ma 'quando ho lasciato la prigione di Chino, - racconta - il giudice ha cambiato idea e ha dichiarato che, tutto sommato, quella incarcerazione non costituiva la totalità della mia pena'.

Il premio Oscar dunque lasciò gli Stati Uniti per il comportamento ingiusto che il giudice ebbe nei suoi confronti, e perchè 'minacciava di farmi incarcerare di nuovo per un periodo di tempo indeterminato'. La vicenda ad oggi è venuta a galla a causa di un documentarista, che nel suo lavoro ha evidenziato il trattamento ingiusto che la legge riservò al regista in passato.

Tutto ciò 'ha irritato le autorità di Los Angeles. Sentendosi attaccate, queste hanno deciso di esigere la mia estradizione dalla Svizzera, paese in cui mi reco regolarmente da trent'anni senza alcun problema'. Polanski infatti è stato arrestato in occasione del Festival del Cinema a Zurigo e dopo mesi di carcere, al momento è ancora agli arresti domiciliari.

L'intricato e increscioso caso di Polanski sembra non vedere ancora una soluzione: l'ex procuratore distrettuale Roger Gunson ha testimoniato che nel '77 il giudice Rittenband aveva dichiarato che il periodo di incarcerazione del regista corrispondeva alla totalità della condanna da scontare; inoltre Polanski è ancora agli arresti domiciliari a Gstaad dopo aver versato un'elevatissima somma di denaro come cauzione.

La lunga dichiarazione dell'artista, il cui film 'L'uomo nell'ombra' è in questi giorni nelle sale, si conclude con la speranza che 'la Svizzera riconoscerà che questa domanda di estradizione non si basa su alcuna giustificazione legale, così potrò ritrovare la pace, riunirmi alla mia famiglia, e vivere libero nel paese dove sono nato'.

Foto da curioweb.is

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