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Riccardo Scamarcio e la politica

Protagonista de "Il grande sogno" di Michele Placido, un film che ripercorre il sessantotto così come è stato vissuto dal regista, l'attore Riccardo Scamarcio si racconta in un'intervista a L'Espresso. Nel film Scamarcio interpreta un giovane poliziotto del sud che si trova a dover fronteggiare i giovani contestatori del tempo, finendo poi per diventare un rivoluzionario.

Così, partendo dal film, l'attore parla di politica. Certo per il giovane attore il '68 è un anno lontano, che non ha vissuto, ma di cui ha un'idea ben precisa. "Penso che sia stato importantissimo su tutti i fronti - ha detto Scamarcio - la gente discuteva e lottava per le proprie idee. Sono convinto che il conflitto sociale aiuti il pensiero. Non per niente in quel periodo il cinema produceva film straordinari come 'Il conformista' di Bertolucci".

A proposito del mondo d'oggi l'attore parla chiaro e ammette di essere di sinistra "ma di quella ideologica se ancora c'è, non di quella pragmatica. Non mi piace l'aspetto liberale dell'attuale sinistra" ha affermato. La critica di Scamarcio nei confronti del mondo politico è sottile e mirata. "Oggi tutto passa per gli schermi, non per la piazza - ha affermato l'attore - i politici non spiegano più le cose, fanno lanci, studiano gesti e parole per lo spot di turno. Sono diventati più vanitosi degli attori, ma io che sono un attore li sgamo subito. Loro recitano una parte? Bene, io li giudico non per quello che dicono, che non è mai interessante, ma per come recitano".

Secondo Scamarcio in questo modo di fare politica i peggiori sono proprio quelli di sinistra incapaci "di rappresentare i buoni propositi che pure hanno", mentre il migliore in assoluto è Silvio Berlusconi "fantastico, irraggiungibile anche perché è il padrone della produzione. Quindi è chiaro che si sceglie il posto più bello nel momento più giusto, si ritaglia camei dove e come vuole, invade più schermi contemporaneamente".

Per l'attore, invece, Walter Veltroni è "più spettatore che attore", mentre Fausto Bertinotti è un "grande attore, ma d'altri tempi. Non ha funzionato perché la sua sofisticatezza non è più comprensibile". A quanto pare a sinistra il solo a saper trovare un legame con il pubblico, secondo Scamarcio, è Antonio Di Pietro che "viene da un altro mestiere e non aveva talento recitativo, però ha fatto di necessità virtù. Oggi è un grande caratterista, si è impadronito di un filone stilistico che gli consente di dire quello che pensa. Purtroppo i caratteristi diventano raramente protagonisti".

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