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Quattro brave ragazze, nell'esordio di Matteo Rovere

Cosa succede quando il peggio della cronaca nera nostrana incontra il cinema?

Ne nasce un film, Brave Ragazze, di un giovane regista esordiente, il romano Matteo Rovere che attingendo a piene mani da casi di cronaca (da Garlasco a Perugia) cerca di spiegare il vuoto adolescenziale contemporaneo, essendo lui stesso poco più che adolescente.

In questo film vedremo infatti quattro ragazze, rappresentate secondo i classici cliché che le raffigurano belle, ricche, magre, impegnate tra la scuola privata, la palestra e la discoteca. Nel gruppo c'è, com'è prevedibile, una leader carismatica, che trascina tutta la classe, due serve fedeli e una quarta che ambisce a raggiungere questo titolo.

A fare le spese della crudeltà volontaria e gratuita che anima queste "brave ragazze" sarà un giovane professore di letteratura, che vorrebbe insegnare alla classe i principi della convivenza civile e rimarrà invece vittima di un gioco crudele.

Gli interpreti sono tutti pressoché sconosciuti: le quattro bad girls saranno interpretate da Chiara Chiti, nel ruolo di leader, le due amiche saranno invece Desirée Noferini e Nadir Caselli. Il ruolo di esclusa è di Chiara Paoli. Il professore-vittima è Filippo Nigro.

Tutta la crudeltà che ogni giorno vediamo in tv Matteo Rovere la spiega così: "Se si vedono tanti ammazzamenti scaricando i film su Internet o si chatta di sesso in libertà al computer, si corre il rischio di rimanere anestetizzati, di non provare più né amore né dolore ma solo una noia infinita che va riempita con sensazioni sempre più forti".

Il giovane esordiente sul grande schermo ha già una discreta carriera alle spalle nel campo dei cortometraggi. Rovere ha vinto infatti a soli 19 anni il festival di Salerno "Linea d’ombra" con il corto Lexotan; l’anno scorso, invece ha ottenuto il Nastro d’argento per Homo homini lupus, un corto sulle ultime ore di vita di un partigiano, che ha vinto anche una trentina di festival italiani e stranieri.

Senza nessuna scuola di cinema alle spalle, ma solo con la sua enorme passione il giovane romano afferma: "Per fare il primo passo nel cinema serve soprattutto misurarsi con i corti. Il corto permette infatti di sperimentare la tecnica. Se poi riesci anche a trasmettere una emozione il gioco è fatto".

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