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Pupi Avati a Blogo in diretta con Antonello Piroso, intervista esclusiva

Ospite speciale di una nuova puntata di Blogo in diretta condotto da Antonello Piroso, il regista Pupi Avati.

Dopo il punto sulla situazione politica attuale si parte con un ricordo nostalgico per Pupi Avati che alla definizione “uomo del tempo” di Piroso, ha l'occasione di specificare: Ho appena finito di scrivere un monologo un flusso di coscienza “Un bambino cattivo”, è la storia di una separazione familiare tra padre e madre, molto ricorrente, vista tutta dal bambino, dalla vittima. Un uomo di 74 anni (lui, ndr) è in grado di tornare ad essere bambino, posso quindi essere tuttavia e tutt'ora quel bambino che sono stato. Ricordo quei genitori che mi portavano per mano la prima sera dell'apertura del teatro comunale, sono ancora lì, sono esattamente quella cosa lì e si riferisce a quell'educazione lì. Quando devo fare una scelta torno a pensare cosa avrebbero fatto e detto i miei genitori.

Nel riferimento al suo ultimo film “Ilcuore grande delle ragazze” non può mancare l'approfondimento sull'esordio cinematografico del cantante Cesare Cremonini: Una sera assistevo casualmente ad un talk show, condotto da Victoria Cabello che lo intervistava, mio conterraneo che non conoscevo. Sento nell'inflessione questa bolognosità di via Saragozza, ma non solo nell'inflessione, anche nei concetti. Mi sono riconosciuto e molto incuriosito, tutti i cast, le storie d'amore, qualsiasi cosa nasce dalla curiosità. Con Cremonini da quella sera ho cominciato a pensare a lui come uno che avrebbe potuto restituirmi la Bologna di quel tempo. Non gli ho fatto nessun provino, è stato sufficiente un incontro, lui aveva dentro di sé quella inadeguatezza che esprimo sempre, Cesare la consce questa inadeguatezza, la deve aver vissuta, frequentata. Il protagonista evoca mio nonno, uomo inadeguato, ecco lui immediatamente sul set il primo giorno, prima battuta, dopo un attimo mi sono reso conto che era perfetto. Lui il terzo giorno si è preso il personaggio in carico e se l'è gestito da solo.

Parla del suo passato, della sua bolognosità, le sue radici e il suo cinema legato alle sue origini territoriali, le spaventose favole contadine che gli raccontavano da bambino che sono state fonte di ispirazione per i suoi primi film: “Quando ho cominciato a fare il cinema avevo l'intento di far spaventare. La paura produce immaginazione, ti costringe ad immaginare”.

Il ricordo di Mariangela Melato è molto commovente. Ricorda che per il film "Thomas...gli indemoniati" del 1969 l'attrice si è presentata per il ruolo, al posto di una sua amica, impossibilitata ad andare. Pupi Avati ricorda di non averla accettata e mandata via, la Melato, insistente, ha chiesto di poter rimanere ad aspettarlo. Cosa che ha fatto ad un tavolino di un bar per ore. Preso dalla stanchezza, Avati l'ha ricevuta e le ha dato la parte. E' stasta la prima a portare la verità sul mio set. L'unica cosa che non ha saputo mai fare è andare in bicicletta

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