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PreVisioni da Londra: Rocky Balboa

di Valido

Nuovo appuntamento con il nostro inviato tra le nebbie londinesi che ci anticipa un altro grande titolo che vedremo in Italia ovviamente in ritardo rispetto al resto del mondo (le foto della première di Roma).
Dopo aver detto la sua su Borat, Fearless e Bettie Page, Valido ci guida tra le gioie e i dolori dei cazzottoni di Rocky Balboa.


Rocky Balboa (in Italia dal 12 gennaio 2007)

Sylvester Stallone e Rocky Balboa sono la stessa persona. E la fama e l`affetto dei fans che il primo si è guadagnato nella vita reale è del tutto pari a quella che il secondo si ritrova nei film.
Basta guardare con quanta poca fatica Sly può permettersi di costruire le sequenze più toccanti del film: il sincero incitamento della folla durante il match finale, girato a Las Vegas prima di un vero incontro per il titolo con i veri spettatori dell`evento, e l`emozione reale nei suoi occhi; il montaggio sui titoli di coda, con passanti e gente della crew che replicano la famosa corsa sulla scalinata con un entusiasmo che non ha bisogno di essere imposto o recitato.
Il Rocky a cui vogliamo bene non è il pugile famoso e invincibile che incassa 257 pugni e vince con tre.
Il Rocky a cui vogliamo bene è quello grezzo e un po' tonto, quello che si sforza di fare il simpatico raccontando barzellette brutte, quello che se non fosse per la boxe sarebbe un vero emarginato, quello che è attratto da Adrian perchè è ancora più emarginata di lui e la conquista per sfinimento.
Quello che sa di non essere intelligente ma chiacchera un casino lo stesso, quello che però c`è una cosa che sa fare davvero bene e allora ci si butta anima e corpo e sputa letteralmente sangue. Non è quello dal terzo film in poi, il campione del mondo fighetto che finge di ritrovare gli occhi della tigre, o peggio ancora quello che stende avversari disumani a ritmo di pop-rock nel nome di Ronald Reagan, ma del resto anche quello era Stallone, Stallone ormai al picco della fama, e appunto fighetto, che sfruttava il suo momento nel modo più facile possibile.
E il Rocky V, sopraffatto dalle nuove leve ma ancora convinto di essere il più duro, era sempre Stallone che si sentiva in pericolosa fase calante e tentava di stare a galla in modo comprensibile ma goffo.
Sedici anni dopo, senza smettere di provarci ma sbagliando praticamente tutto, l`ormai sessantenne Stallone ha toccato il fondo. Ma tornato in basso si è ricordato cosa lo spingeva continuamente a salire. Rocky Balboa non è un film oggettivamente bello, anzi: il pretesto su cui si muove la trama è completamente improbabile, ci sono diverse grossolanità e quando tenta di essere "artistico" sfora nel kitsch (facce in bianco e nero col sangue rosso...).
Ma è il ritorno del vero Rocky, quello a cui vogliamo bene. Ed è un po` come le sue barzellette: non faranno per forza ridere, ma sono dette col cuore, da uno che non ha paura di mettercela tutta anche a costo di sembrare patetico. E quindi ti immedesimi nel telecronista del match finale, perchè lui dice esattamente quello che pensi: sei cresciuto con quell`uomo, non riesci a credere di vederlo ancora lì, dai per scontato che venga massacrato, che faccia una figura tremenda, e invece no, incassa, incassa male, poi si rialza, poi resiste, poi contrattacca, incassa e torna a colpire, incassa e rimane in piedi, non è per niente patetico e non puoi credere che abbia ancora tanta grinta.
E chi non sussulta quando parte la musica che tutti conosciamo, nel classico montaggio dell'allenamento, è un bugiardo.

Guarda il trailer del film su YouTube

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