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Paolo Borsellino, per lui era pronta un'altra autobomba

Nuovi scenari si stanno aprendo dopo 18 anni dalla strage di via D'Amelio, nella quale il giudice Paolo Borsellino ha perso la vita per mano della mafia insieme agli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Le audizioni palermitane all'Antimafia guidata da Beppe Pisanu hanno fatto affiorare verità che, come si legge su La Stampa, 'fanno male a tutti'.

Secondo quanto raccontato dai magistrati di Caltanissetta, Cosa Nostra aveva attivato una seconda squadra operativa in grado di intervenire in via Cilea, proprio dove abitava Paolo Borsellino. A raccontarlo è stato il pentito Antonino Galliano. In poche parole, Borsellino doveva morire quel 19 luglio 1992. Per lui erano pronte due bombe: una sotto casa del magistrato, l'altra sotto l'abitazione della madre.

I magistrati di Caltanissetta hanno parlato sulla base del lavoro tecnico che è stato svolto sulle prove e sulla documentazione raccolta all'epoca. Questa 'nuova' verità apre scenari diversi da quelli su cui finora ci si è soffermati e scatena tutta una serie di domande, su tanti altri elementi, che richiedono delle risposte, alle quali, però, non sembra così facile pervenire. Attorno alla strage di via D'Amelio sembrano ruotare tanti misteri. I punti interrogativi sono ancora molti, forse troppi.

Foto: wikipedia.org

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