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Paola Cortellesi al cinema con ‘Gli ultimi saranno Ultimi’ dall’omonima rappresentazione teatrale

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Uno spettacolo teatrale che sbarca anche al cinema quello di Paola Cortellesi e Massimiliano Bruno che portano sul grande schermo “Gli Ultimi Saranno Ultimi” in uscita il prossimo 26 novembre 2015.

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E considerato il successo della rappresentazione teatrale andata in scena dal 2005 al 2007, il regista di “Nessuno Mi Può Giudicare” torna al cinema nel connubio vincente con l’attrice romana affiancata da Alessandro Gassman e Fabrizio Bentivoglio.

Una tragi-commedia tutta da sorridere e da far riflettere quella dell’operaia precaria Luciana Colacci (interpretata da Paola Cortellesi) sposata con Stefano (Alessandro Gassman) che dopo un’apparente serenità, vede crollare tutti i suoi castelli di carte una volta che rimane incinta, iniziando il calvario verso una dimensione di non-ritorno in un’Italia che non garantisce i diritti e la libertà a poter diventare madre.

“E’ una pellicola che mette insieme la comicità e l’amarezza della vita- ha spiegato l’attrice romana -Gli ultimi che sono citati nel titolo sono tanti: sono quelli che partono in svantaggio e che per questo arrancano sempre un po’. Alcuni di loro riescono ad avere in qualche modo un equilibrio, altri invece perdono completamente la ragione”.

(Guarda il finale dello spettacolo teatrale "Gli Ultimi saranno Ultimi")

Un film drammaticamente attuale “Gli Ultimi Saranno Ultimi” che prende spunto dai fatti di cronaca odierni riguardo l’avanzare di una povertà dilagante e la crisi produttiva del sistema-fabbrica in cui il diritto al lavoro è fortemente compromesso, soprattutto per le categorie deboli come le donne in stato di gravidanza, considerate un peso per la capitalistica catena di montaggio del “produci-consuma-crepa”.

Dunque dal teatro la storia degli ultimi arriva al cinema, senza però un lavoro certosino da parte del regista e della stessa interprete: “La cosa più complicata ma allo stesso tempo divertente è stata rendere uno spettacolo ambientato in una notte, in un film che racconta ben nove mesi” hanno evidenziato, per un prodotto finito che intende riesplorare quella dimensione emozionale del teatro riadattandola alla più cruda realtà del grande schermo.

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