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Padre Natura

La causa ambientale. E' questa la nuova missione di Al Gore, ex futuro presidente (come ama autoproclamarsi) degli Stati Uniti d'America, l'uomo che per 530 voti non è riuscito a salire alla Casa Bianca.
All'anteprima di "Una scomoda verità" ieri sera all'Auditorium di Roma c'era il ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio che ha chiamato a raccolta tutti gli ex ministri del dicastero, circondati da sottosegretari, segretarie, scollature e vippame vario, da Corrado Augias a Paolo Crepet.

Tutti lì ad ascoltare con attenzione le parole di Al Gore che nel documentario diretto da Davis Guggenheim candidato all'Oscar (che uscirà in Italia il prossimo 19 gennaio) fa il punto della situazione sullo stato di salute della Terra, un pianeta che sta ammalandosi rapidamente nell'indifferenza dei suoi abitanti.
"Il cambiamento climatico", dice Gore nel film, "sarà il tema piu' grande e importante dei prossimi anni". E' lì che si giocherà la sfida decisiva.
Temi come la lotta alla desertificazione, gas serra, disboscamento, cataclismi atmosferici e surriscaldamento degli oceani vengono affrontati con dovizia di particolari per rendere chiaro a tutti cosa rischiamo se continueremo con avidità a depredare senza cura la nostra unica casa.

La platea dell'Auditorium è attenta, concentrata, non si sente volare una mosca mentre sul grande schermo il professor Gore spiega con semplicità argomenti ecologici di grande complessità.

Parla di atmosfera, biossido di carbonio in crescita costante e CO2 a livelli mai raggiunti negli ultimi 650 milioni di anni.
E se l'anidride carbonica cresce, aumenta la temperatura per via dei gas serra che trattengono nell'atmosfera i raggi solari.
Questo cosa significa? Semplice. Gli oceani evaporano caricando le nuvole di piogge che si abbattono con sempre maggior vigore in una zona ben precisa del mondo inondandola e lasciando a secco altri continenti, Africa in primis.
E se gli oceani si surriscaldano, si formano uragani e tornado sempre piu' potenti e minacciosi che si abbattono anche sulla terraferma, come è accaduto a New Orleans o in Giappone.

Se la temperatura aumenta, aumentano le malattie, i virus, il numero delle zanzare portatrici di malaria e i parassiti che distruggono gli alberi, i ghiacci si sciolgono (come sta accadendo ad una velocità impressionante in Antartide - con il 40% della sua superficie ridotta in 40 anni - e Groenlandia) alzando il livello del mare di 7 metri. E questo avverrà in tempi molto ristretti, cancellando l'Olanda, Manhattan, la Florda, una buona parte di Shangai e Calcutta, costringendo circa 100 milioni di persone ad emigrare altrove, intasando gli spazi disponibili per vivere, già oppressi da una crescita demografica senza freni.
E l'esplosione del baby boom porta ad una maggiore domanda di acqua e cibo che determina un maggiore sfruttamento di risorse naturali, disboscamenti sempre più selvaggi e via dicendo.

Le nuove tecnologie sulle quali possiamo fare affidamento oggi sono piu' impattanti sull'ambiente di quelle che avevamo trent'anni fa e dunque esponenzialmente piu' pericolose.
Le accuse di Al Gore va poi al Congresso che ignora o fa finta di ignorare i pericoli, lasciando a mani ignoranti il compito di gestire queste catastrofistiche previsioni. "Il dubbio oggi si vende benissimo", chiosa Al Gore. La gente è all'oscuro del problema perchè così fa comodo alle multinazionali.
La scelta fra economia e ambiente è un falso problema perchè se si ha cura della Terra si potrà creare benessere e lavoro per tutti mentre senza un pianeta non esisterebbe neanche un'economia.

E' tutta una catena che fila in un modo impressionante. Il documentario viaggia senza briglie, con una lucidità mantenuta viva da dati e statistiche che non annoiano ma casomai impressionano lo spettatore.
Gore dice che non è troppo tardi, che si può ancora rallentare la crescita del CO2 ma serve una mobilitazione generale a livello di informazione. Le persone devono agire subito per evitare il peggio in un futuro molto prossimo.

Concludiamo con una provocazione.
Nel libro "Stato di paura", lo scrittore Michael Crichton afferma che l'idea di suscitare interesse verso il surriscaldamento della terra e le lotte che le associazioni ambientaliste fanno per scatenare moti di rivolta fra la gente comune ha come unico obiettivo quello di costringere i governi ad aumentare i fondi elargiti alle cause di queste associazioni.
Più la gente si ribella, più soldi arrivano.

E se fosse questo lo scopo di Al Gore?

Guarda il trailer del film (in Windows Media)

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