Once: recensione e conferenza stampa in anteprima

"… Quante volte puoi incontrare la persona giusta...? Una volta"
Once è la storia di due spiriti affini che si incontrano nel caos delle strade di Dublino. Lui è un musicista di strada troppo insicuro per cantare in pubblico le sue canzoni. Lei è una giovane madre della Repubblica Ceca che tenta di districarsi in quella strana città sconosciuta. Le loro vite si intrecciano e, scoprendo i rispettivi talenti, si spronano a vicenda per realizzare ciò che fino a quel momento avevano solo osato sognare.

Scritto diretto da John Carney, Once è un piccolo cult-movie che ha ottenuto un incredibile successo tanto in patria quando negli Stati Uniti. Steven Spielberg dice: "è un piccolo film che mi ha dato l’ispirazione per il resto dell’anno..."

Carney dice di aver iniziato a parlare di questo progetto nel 2005 durante un concerto dei The Frame, gruppo nel quale canta da anni il protagonista del film Glen Hansard. Come regista, avendo avuto anche un passato da musicista, ha sempre sognato di fare un film che, pur non essendo un "musical" tradizionale, ricorresse alle canzoni per raccontare una storia d’amore moderna e semplice.

Durante la conferenza stampa dell’anteprima dice: "volevo fare un film originale, quasi un album visivo, ma che fosse incentrato su una storia d’amore moderna e realistica. Siamo in un mondo in cui una canzone di tre minuti vale dieci pagine di dialogo, in cui i personaggi comunicano più attraverso l’arte di una canzone che parlando o trovandosi al centro di trame e situazioni drammaturgiche tradizionali. In questo film le canzoni costituiscono la chiave per interpretarlo..."

E non è una caso allora che il brano Falling Slowly, che accompagna tutti i 91 minuti di pellicola, abbia vinto il premio Oscar 2008 come miglior canzone originale. Ed è lo stesso regista ad ammettere che, nel momento in cui gli è stato assegnato questo premio, il mercato cinematografico americano gli ha spalancato le porte.

Once è stato girato molto velocemente, nel giro di due settimane, con un bassissimo butget, e soprattutto con attori non professionisti; questa allora è la prova che non c’è sempre bisogno di avere alle spalle cast multi premiati per ottenere un buon lavoro e soprattutto un buon riscontro da parte del pubblico.

Ciò che colpisce immediatamente, già dalle prime sequenze, è la scelta della fotografia che appare casuale e realistica, sembra realmente di trovarsi in quei ambienti. Carney ammette di aver avuto degli "scontri lavorativi" con il direttore della fotografia Tim Fleming per quanto riguarda la scelta delle luci e a tal proposito racconta: "Ci tenevo a rendere il tutto quanto più possibile casuale. Quando la camera si muoveva tra la folla piuttosto che negli insalubri interni delle case dei protagonisti, volevo che lo spettatore si immedesimasse nell’ambiente che in quel momento lo stava circondando ..."

Per John Carney Once è una fonte di orgoglio e un’esperienza straordinaria: "è bellissimo per me potermi guardare indietro e dirmi che ho fatto parte di questo progetto. Per quanto mi riguarda è un risultato inaspettato. Posso esserne orgoglioso, e non solo perché siamo riusciti a interpretarlo, ma anche perché ci sono le canzoni, che sono in qualche modo immortalate dal film. E questa è una gran cosa"

E speriamo che anche il pubblico italiano riesca ad apprezzare tutte queste caratteristiche che hanno fatto si che un "piccolo film" sia diventato gia ambasciatore di un cinema che vuole solo raccontarsi.

A cura di Ivana Marrone, autrice del programma "Che te lo dico a fare" di Radio Sapienza

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