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"Offside", la denuncia di Jafar Panahi

Il cinema mondiale non ha dimenticato Jafar Panahi, simbolo della libertà di espressione negata dal regime iracheno, condannato al carcere: da venerdì 8 aprile sara' nelle sale il suo ultimo film 'Offside', risalente al 2006.

Panahi è considerato il regista neorealista iraniano, per la fedeltà con cui riporta spaccati di vita del suo paese all'interno delle pellicole: non fa eccezione quest'ultima, riguardante la discriminazione raziale nei confronti delle donne. Malgrado in Iran sia diffusa la passione per il calcio, infatti, queste non possono assistere alle partite per una questione di decoro.

La protagonista tuttavia acquista un costoso biglietto e riesce ad intrufolarsi allo stadio eludendo la sicurezza. L'angoscia derivante dal fatto che ha compiuto un'azione illegale fa sì che la polizia la scopra, e la ragazza verrà portata in un'ala dello stadio assieme ad altre donne, in attesa di una punizione.

Per lasciare i riflettori accesi sul caso di Panahi, arrestato per aver preso parte alle protesete contro Ahmadinejad, sono in atto diverse opere di mobilitazione tra cui raccolte di firme per la liberazione e lettere aperte ad opera di colleghi del mondo del cinema. La condanna del cineasta prevede anche l'interruzione di produzione artistica per i prossimi vent’anni e il divieto di viaggiare e comunicare con il resto del mondo.

Proprio per questo, Panahi non è potuto intervenire allo scorso Festival di Cannes, nè tantomeno a quello di Venezia, dove i giurati in simbolo di protesta hanno lasciato una sedia vuota al loro tavolo.

'Il principale obiettivo delle donne iraniane - ha dichiarato tempo fa il regista riguardo 'Offside' - è quello di cambiare le attuali leggi che le discriminano, sia nella sfera privata che nella società e nel lavoro. Una lotta che si inserisce a pieno titolo nella più vasta battaglia per la democrazia del mio Paese'.

Guarda il trailer di 'Offside'

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