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"Noi credevamo", il Risorgimento al cinema

 di Marta Marrucco

'Dopo l'uscita di questo film il governo è in crisi'. Scherzano così alcuni dei protagonisti della pellicola 'Noi credevamo', che hanno presentato il nuovo lavoro di Mario Martone - da oggi in sala - al cinema Modernissimo di Napoli.

La storia è quella di tre giovani che dopo la repressione borbonica dei moti del 1828, si unirono al movimento della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Oguno di loro crescerà nell'euforia e nella paura accanto allo medesimo ideale ma in maniera diversa, scoprendo a loro spese cosa significa sacrificarsi in nome di un sogno, o di un'illusione.

'Martone però ha voluto soprattutto mostrare lo sfondo, il gioco politico dietro l'Unità d'Italia' ha dichiarato l'attore Enzo Salomone, che con il resto dei colleghi partenopei ha partecipato all'incontro con la stampa. Questi ultimi compaiono al completo in uno dei quattro capitoli in cui è diviso il film, quello ambientato nel carcere di Montefusco, dove viene imprigionato il protagonista Luigi Lo Cascio; quest'ultimo recita, tra gli altri, al fianco di Toni Servillo e Luca Zingaretti, alias Mazzini e Francesco Crispi.

'Il film nasce proprio da questo episodio, in cui un manipolo di intellettuali discutono su come attuare la democrazia in Italia, ci abbiamo costruito il resto attorno. Tutti i paesi del mondo hanno realizzato tanti film sulle pagine più significative della propria storia, perché non farlo anche noi?' ha dichiarato l’aiuto regista Raffaele Di Florio. Quest'ultimo ha lamentato l'uscita del film solo in 30 sale in tutta Italia.

'Forse perchè in questo momento un film sull'Unità d'Italia può risultare scomodo. La pellicola - ha aggiunto Di Florio - da oggi è in mano al pubblico, possiamo vincere solo se vinciamo al botteghino'. A produrre l'opera di quasi tre ore è stata la Rai, che ha in programma poi di dividerla in quattro parti per la tv.

'Abbiamo dimostrato che è possibile realizzare un film in costume, che abbiamo attori capaci. Martone ha preferito mantenere qualche imperfezione, come nella vita, ma ciò rende la pellicola più naturale' ha dichiarato il veterano Renato Carpentieri, che veste i panni di Carlo Poerio, rinchiuso in carcere con gli altri intellettuali a Montefusco.

A fargli eco il collega Salomone, che conclude: 'La nostra generazione è cresciuta con il fumo negli occhi rispetto all’Unità, ma il film vuole mostrare il gioco politico svoltosi attorno a questo grande cambiamento, raccontando anche i 'non eroi', ai quali paradossalmente sono dedicate le nostre piazze e le nostre strade'.

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