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Morte Oriana Fallaci, parla l'oncologo che l'ha curata

Gli ultimi due anni della malattia della giornalista e scrittrice toscana Oriana Fallaci raccontati in un capitolo del libro 'Dai sempre speranza', edito da Mondadori e scritto dall'oncologo Virgilio Sacchini che la curò a New York. A quanto pare la Fallaci era convita di aver sviluppato il cancro, che se la portò via il 15 settembre 2006, durante la guerra in Iraq nel 1991.

Secondo quando raccontato dal medico, la scrittrice gli chiese di essere curata per poter avere più tempo da vivere e così poter terminare il romanzo che stava scrivendo sulla storia familiare. Il libro venne pubblicato postumo con il titolo 'Un cappello pieno di ciliege'.

L'oncologo, che dal 2000 svolge la sua attività al Cancer Center del Memorial Sloan-Kettering di Manhattan, ha raccontato che curare la Fallaci è stata una lezione di vita. Sin dall'inizio le cure passavano attraverso un rapporto conflittuale. Nel suo libro Sacchini ha raccontato le storie di 35 pazienti e la giornalista è una di loro. Il medico ha scritto: 'La prima volta arrivò una telefonata del console italiano che mi chiese di visitare un'amica personale, senza dirmi il nome, spiegando che gli incontri sarebbero stati segreti perché era stata più volte minacciata di morte'.

Così, a bordo di un'auto di sicurezza, l'oncologo venne portato sulla 61° Strada, fra Lexington Avenue e la Terza Avenue dove, al secondo piano di un edificio, incontrò Oriana Fallaci. 'Oriana cominciò a parlare di sé e di molte altre cose - ha raccontato il medico - versava champagne e si accendeva sigarette una dopo l'altra, raccontando della sua vita, i giornali, i viaggi, Firenze, New York, il lavoro e l'attentato dell'11 settembre 2001, senza accenni al cancro'. Aggiungendo: 'Quella sera il tempo sembrava non esistere, ero lì da più di tre ore, quasi sempre ad ascoltare e non me n'ero accorto'.

Nel suo racconto l'oncologo ha ricordato che la Fallaci gli disse che viveva da sola e che la sua era una solitudine conquistata, gli raccontò dell'amore per Alekos Panagulis e della sorella e dei nipoti. Il tempo passava e alle 21.30 Oriana gli chiese di accompagnarla alla scrivania, dalla quale prese dei fogli dattiloscritti mettendoglieli fra le mani e gli disse: 'Dottore, lei mi deve aiutare, sto scrivendo un romanzo, per me sarà l'ultimo, è una saga, la storia della mia famiglia e dunque della mia vita, ho concluso le ricerche che mi servivano e con la scrittura sono a buon punto, per finire questo lavoro mi servono altri due anni ma ce la posso fare anche più velocemente. Mi aiuti e mi regali questo tempo'.

Sacchini ha raccontato che la Fallaci non è stata una paziente facile. 'I nostri incontri seguenti sono stati più o meno la copia del primo - ha spiegato l'oncologo - io arrivavo e lei iniziava a parlare di tutto, anche dell'Italia e della mia vita, non c'era nulla che non la interessasse e ne ero affascinato'. Secondo il medico, la giornalista non accettava la malattia e cercava di dominare il cancro, che era convinta di aver sviluppato nel 1991 durante la guerra in Iraq dove aveva respirato i gas tossici. A mano a mano che la malattia procedeva la Fallaci chiedeva in modo sempre più pressante di essere curata. 'Mi devi trovare qualcosa che mi faccia stare bene, subito - diceva - ho bisogno di altro tempo, devo assolutamente finire il romanzo, ci sono fatti accaduti che la gente non sa, devo raccontarli'.

L'oncologo e la scrittrice si incontravano nella casa di lei, perché farla uscire era difficile. 'Lei che aveva girato il mondo lasciava malvolentieri la sua casa - ha raccontato Sacchini - le metastasi avevano cominciato a dilagare, in tali casi gli stati d'animo più frequenti sono la rabbia o la depressione, e in Oriana a prevalere fu la prima'. Piano piano la vista della Fallaci si faceva sempre più debole e lei, pur odiando la dipendenza, quando non riusciva più a leggere o scrivere si faceva aiutare. Il desiderio di finire il suo libro era più grande di ogni altra cosa. Era il suo pensiero fisso. L'oncologo ha scritto: 'Era una donna dura, invincibile. Forse Oriana sperava anche di poter battere il cancro'.

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