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Moccia da scrittore a regista: sul suo film polemiche "moraliste"

Federico Moccia per Scusa ma ti chiamo amore si è fatto anche regista; il suo film è stato presentato ieri presso il liceo Giulio Cesare di Roma, in cui sono state girate molte scene. Presenti oltre a studenti e giornalisti anche il regista e Raoul Bova.

Guarda le foto di Raoul Bova e quelle di Michela Quattrociocche

Al termine della proiezione ne è nato un vivace dibattito che ha coinvolto diversi aspetti: dal contenuto del film che tratta di una relazione amorosa tra un quarantenne e una minorenne, al fatto che il film sia stato proiettato in un liceo, che dovrebbe essere luogo di educazione.

A dare il via al dibattito è stato Paolo Stocchi, giornalista dell'Avvenire, che ha definito la storia di Moccia "ai limiti della pedofilia" e ha chiesto a Carla Sbrana, preside dell'istituto, come potesse un film del genere rientrare nella programmazione scolastica.

La preside ha risposto: "Chi si arroga il diritto di decidere cosa è educativo e cosa no. La cultura non deve essere fatta di paletti e condizionamenti, ma aperta ad ogni influenza. E non ragionare così significa essere integralisti. La mia è una battaglia culturale per formare uno spirito critico".

A sua difesa Moccia ha affermato: "Sul blog del sito www.scusamatichiamoamore.it, ci sono tanti ragazzi che testimoniano situazioni simili alla storia. Mi sono accorto che invece di spiazzare il pubblico con una storia tra una diciassettenne e un trentasettenne, ho trovato molte analogie- e prosegue- ho scoperto che prima scrivo e poi mi accorgo di essere in sintonia con i giovani. In fondo, volevo anche raccontare i miei trentasettenni, le loro difficoltà a consolidare i rapporti di coppia, in balia di matrimoni che vacillano, e che si ritrovano magari in un ristorante, come nel film, a scambiare battute con delle diciassettenni sedute al tavolo vicino".

A replicare alle accuse anche Raoul Bova: "Lo trovo un film pulito, sono sorpreso per questa eccessiva attenzione moralistica. È una storia pulita, bella e romantica". Ma in ogni caso ci tiene a precisare di non identificarsi affatto con il personaggio che interpreta: "Non mi è mai capitato, io ho una situazione familiare stabile, molto diversa. Ma sono tanti gli uomini di mezza età che si innamorano delle ragazzine. Quello di cui parla il film è un fenomeno sociale che riguarda tanti uomini che non hanno certezze emotive, e io non li giudico".

Tra le altre accuse anche quelle sulla mancanza di un messaggio forte in tema di prevenzione durante i rapporti sessuali, ma Moccia ci scherza su dicendo che le scene c'erano, ma sono state tagliate in fase di montaggio.

Anche per Bova le critiche non sono mancate, per questo film adolescenziale che lo riporta indietro agli albori della sua carriera, in cui aveva interpretato Piccolo grande amore. Ma il bel Raoul non se ne cura e risponde: "Ho fatto un film per giovani e allora? I film si fanno per il pubblico, l'importante è che piaccia - e continua - l'ho fatto perché cercavo una vena leggera dopo tanti film drammatici, ma in Italia quando fai un ruolo che piace, ad esampio il poliziotto, non ti propongono altro. Da sedici anni aspettavo una commedia: adesso spero in altre occasioni". Tuttavia i più maligni sono pronti a scommettere che la sua sia stata una scelta obbligata da una carriera mai del tutto decollata negli States.

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