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"Miracolo a Sant'Anna", è polemica tra Spike Lee e i partigiani

Uscirà venerdì 3 ottobre il film del regista Spike Lee "Miracolo a Sant'Anna" ed è già polemica. Ad essere sul piede di guerra l'Anpi, l'associazione dei partigiani, che in occasione dell'anteprima di domani a Viareggio, ha annunciato di voler fare volantinaggio per protestare contro "le menzogne storiche e l'offesa recata alla Resistenza".

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Secondo l'associazione dei partigiani "il film che ha realizzato il regista americano è frutto di notizie che ha acquisito, ma che non hanno a che vedere con la verità storica e con i fatti che sono emersi dalla sentenza del Tribunale di La Spezia".

Ma il regista ha voluto mostrare la sua versione dei fatti affermando che dopo gli attentati i partigiani scappavano lasciando i civili soli, abbandonati al loro destino contro i soldati tedeschi. Lee ha poi aggiunto: "Come regista, non mi scuso con nessuno. Oggi tutti in Italia si dicono partigiani, ma allora (negli anni '40) non era affatto così".

A queste parole ha replicato il vicepresidente della sezione Anpi di Pietrasanta, Giovanni Cipollini, che ha affermato: "Le dichiarazioni di Spike Lee ci indignano, ha fatto un film che non ha presente l'esatta verità di ciò che è avvenuto a Sant'Anna di Stazzema". Nel film, infatti, a provocare il massacro è un partigiano.

Il regista, però, è rimasto fermo nella sua posizione. "Se questo film crea discussione è solo una buona cosa - ha detto Lee - è vero, ci sono diverse interpretazioni di quella strage, ma una cosa è certa ed è quella che racconto e voglio raccontare: la 16ma divisione delle SS il 12 agosto del 1944 uccise a Stazzema 560 civili. Uomini, donne, anziani, bambini. Questa è la sola cosa certa. Per il resto, non mi preoccupa che la mia pellicola provochi polemiche: discutere del passato, della Seconda guerra mondiale, è sempre un fatto positivo".

"Miracolo a Sant'Anna" è tratto dall'omonimo romanzo di James McBride, anche sceneggiatore della pellicola, e inizia in una New York degli anni '80 per poi passare nell'Italia degli anni '40. L'obiettivo di Lee e McBride era puntare il faro e raccontare il ruolo che i Buffalo Soldiers, un battaglione di soldati afroamericani, hanno avuto nella nostra guerra di Liberazione.

Sono proprio quattro soldati di colore i protagonisti della storia. Questi uomini si ritrovano abbandonati nella Val del Serchio, in Toscana, separati dal resto dell'esercito dopo che uno di loro ha rischiato la vita per trarre in salvo un bambino italiano.

I quattro e il bambino giungono in un piccolo paese della zona dove entrano in contatto con la popolazione locale. Qui restano fino alla strage di Stazzema provocata per rappresaglia da un attacco partigiano a una pattuglia di SS.

Nel cast del film ci sono anche alcuni attori italiani, tra cui Valentina Cervi e Pierfrancesco Favino.

In un'ultima replica all'Anpi Lee ha detto: "Rispetto l'opinione dell'Anpi però ci sono molti aspetti in ciò che è successo a Sant'Anna di Stazzema; noi non diciamo che ci sono solo buoni o solo cattivi. Anche alcuni soldati della Buffalo non erano il bene e perfino qualche nazista non era solo male. Questa complessità caratterizza il film, che vuole rendere tutte le sfaccettature".

"Miracolo a Sant'Anna", definito dal regista un film "di fede, di religione, di scoperta di Dio", è stato bocciato da Variety che ha fatto della pellicola una dura recensione. Il giudizio negativo ricevuto, però, non ha scalfito Lee che ha affermato: "Faccio questo mestiere da 23 anni, sono un artista che si prende i suoi rischi, non è che a ogni recensione negativa mi taglio le vene o mi butto dall'Empire State Building".

 (foto © LaPresse)

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