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Michael Moore manipolatore della realtà?

Si chiama “Manufacturing dissent” ed è il documentario che prova a far luce sui lavori di Michael Moore. Gli autori, Debbie Melnyk e Rick Caine, due liberal canadesi, hanno presentato l’opera nel Marzo scorso ad Austin, Texas, ed ora sono approdati a Torino per la prima Europea.

“Almeno all’inizio” dichiarano i due, “la nostra intenzione era quella di girare qualcosa sul nostro eroe”. Intervistarlo, però, è impossibile. Così Melnyck e Caine danno la caccia a Moore per due anni, accorgendosi ben presto che il buon Michael non è entusiasta all’idea di un film che lo vede protagonista: ai canadesi viene maldestramente impedito di registrare un suo “comizio”, successivamente Anne, la sorella del regista, scalcia la loro telecamera prima di sbatterli fuori da un dibattito alla Kent State University.

Da “Manufacturing dissent” viene fuori un Moore manipolatore della realtà: Vero che, come lui stesso racconta, fu licenziato dal magazine di sinistra Mother Jones, ma è anche vero che si trattò di un allontanamento del tutto giustificato e non dettato da questioni politiche “Era poco professionale quanto incapace di lavorare in gruppo” assicurano gli ex colleghi.

Ancora bugie in “Bowling for Columbine”, dove Moore gira maniglie che come per magia si aprono “ma che in realtà sono perfettamente sprangate” assicurano Debbie e Rick, in “Fahrenheit”, dove Bush, ospite di una serata di beneficenza, viene fatto passare, ingiustamente, come poco preoccupato delle vicende che riguardano i meno abbienti.

In “Roger&Me” si vede un Michael Moore alla disperata ricerca di un colloquio con Roger Smith, presidente della General Motors che ha dimesso una fabbrica a Flint, in Michigan. Un incontro che, almeno nel film, non avviene, “ma che in realtà c’è stato” assicurano i canadesi “esiste anche un filmato”.

Così, mentre i repubblicani gongolano, Moore si difende “E’ vero, ho parlato una volta con Smith irrompendo ad un incontro con gli azionisti, ma accadde prima di iniziare le riprese. Quanto al filmato, semplicemente non esiste, altrimenti, per smentire il film, la General Motors sarebbe stata la prima a renderlo pubblico”.

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