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"Mi rifaccio vivo": presentato il nuovo film di Sergio Rubini, la recensione

  • Locandina Ufficiale

di Antonella Dilorenzo

A distanza di tre anni Sergio Rubini torna dietro la macchina da presa con il suo undicesimo film da regista “Mi rifaccio vivo”, presentato questa mattina in anteprima stampa a Roma.

La mente di Rubini, stavolta, è riuscita a partorire uno stereotipo umano di fantozziana memoria che cerca di arrampicarsi, e non cadere, in questa giungla sociale a cui tutti ci sforziamo di appartenere.

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Biagio Bianchetti (Lillo Petrolo) è un uomo e imprenditore un po' “sfigato”, vissuto, fin da bambino, con una presenza ingombrante, quella del suo compagno di scuola Ottone Di Valerio (Neri Marcorè), classico figlio di papà con una vita coronata di successi in tutti i campi, soprattutto professionali. I grandi passi di Di Valerio metteranno in seria crisi la vita di Bianchetti che, dopo l'ennesimo boccone amaro di sconfitta costretto a mandare giù, decide di farla finita.

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Partito per una “vita migliore”, la direzione dell'aldilà, decide di concedergli un bonus per rimediare agli errori fatti in terra e conquistare un posto migliore nell'”albergo divino”, che non sia almeno l'interrato. Bianchetti si reincarna in Dennis Rufino (Emilio Solfrizzi), manager internazionale votato all'umanità, nonché socio in affari proprio di Di Valerio. Lo scopo iniziale di Bianchetti è quello di prendersi la rivincita sul suo nemico ostinato, ma non sarà proprio così: la vita avrà in serbo per loro tante sorprese.

La commedia di Rubini ha un retrogusto profondo e amaro allo stesso tempo. Tra le risate strappate al pubblico dalle faccette espressive e i movimenti comici di Emilio Solfrizzi, si nascondono degli angoli bui che ci portano alla consapevolezza che bisognerebbe guardare sempre al di là del nostro naso e scendere nel profondo dell'animo dell'altro.

Il film racconta una storia di “pacificazione”, come lo stesso Rubini l'ha definita, una storia di antagonismo maschile che si risolve con la consapevolezza che il nemico va conosciuto nel profondo, che al nemico va data un'altra possibilità, una specie di vita a larghe intese che, in modo quasi lapalissiano, ricorda la nostra realtà di italiani, soprattutto politica.

“Sono partito dall'idea di fare un film sulla pacificazione” - dice Rubini ricordando che questo può essere il “momento giusto per deporre le armi, fermare il conflitto, perchè il nemico va conosciuto”, sottolinea, inoltre, che questo stimolo a conoscere l'antagonista “non è solo un fatto etico”, ma “è per il bene di noi stessi”. Abbandona quindi l'idea di buonismo che si può celare dietro gli intrighi del racconto per dare una spiegazione chiara, forse anche un po' cinica, e ricordare che quella sana freddezza, unita a sprazzi di umanità, è il giusto compromesso per vivere bene e non farsi fregare.

“Mi rifaccio vivo” potrebbe segnare una svolta cinematografica di Rubini che ha varcato alcuni confini spaziali, non limitandosi ad accogliere solo aspetti locali - prettamente pugliesi come accade spesso nei suoi altri film con l'evidente legame alla terra, alla tradizione - ma lanciandosi in un argomento di più ampio respiro con valori umani non consueti nei suoi film, che rendono la sua pellicola diversa e un po' più composita.

Il rischio che Sergio Rubini ha corso con questo “esperimento” è stato, però, quello di perdere la sua identità cinematografica a cui gli spettatori sono abituati.

Una piccola pecca in “Mi rifaccio vivo”, c'è: manca un quid fondamentale che avrebbe dato lo sprint a tutta la storia e cioè la presenza più incisiva di Rubini a livello recitativo. Il cameo che ci ha regalato nei panni di un barbone non ha colmato il vuoto “rubiniano” davanti alla macchina da presa a cui siamo avvezzi, anche se un punto a favore va al colpo di genio che ha avuto con Emilio Solfrizzi, impeccabile nel ruolo di Dennis Rufino. Azzeccato il ruolo femminile che racconta le sfumature a volte nevrotiche (dei personaggi di Margherita Buy e Valentina Cervi), altre pacate (nel eprsonaggio di Vanessa Incontrada) che le donne spesso posseggono.

Lo slancio, inoltre, è stato dato dal ménage à trois comico che Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè e Lillo Petrolo hanno creato in questa commedia all'italiana dal sapore tanto amaro, quanto riflessivo.

Ecco il trailer di "Mi rifaccio vivo" di Sergio Rubini:

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