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Matteo Garrone-Reality: "Dopo Gomorra era per me importante trovare una certa leggerezza"

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Il prossimo 28 settembre esce nelle sale Reality, l’ultimo lungometraggio di Matteo Garrone, regista di Gomorra. Il film racconta una vicenda realmente accaduta che si snoda intorno al personaggio principale, il pescivendolo Luciano (interpretato dall’ergastolano Aniello Arena) che, affascinato dal mondo dei reality e della televisione, in particolare del Grande Fratello, sotto insistenza familiare, decide di fare un provino per partecipare alla trasmissione.

Da quel momento in poi la sua vita cambia e il confine tra sogno e realtà è alquanto labile.

Alla conferenza stampa presso la Casa del Cinema di Roma, oggi erano presenti il regista, gli sceneggiatori, tra cui Massimo Gaudioso, e gli attori principali, Aniello Arena, Loredana Simioli, che veste i panni di Maria, la moglie di Luciano, e Nando Paone, nei panni di Michele.

Più volte Matteo Garrone, nel corso della conferenza, ha sottolineato il carattere corale che ha assunto il film, sottolineando il leggere equilibrio, difficile da gestire, tra la comicità, “e non il grottesco”, e la drammaticità della storia. In effetti,sottolinea: “Reality è un film che vive di coralità, e mi faceva piacere valorizzare la famiglia, poi rivelatasi il detonatore che crea l’esplosione del personaggio”. Riferendosi all’ossessione della popolarità e al carattere dell’unione familiare e paesana che sprigiona dal film dice: “il contagio parte dal quartiere, dalla famiglia. Per molti il fatto di arrivare in Tv è una certificazione d’esistenza. Il film affronta un problema esistenziale, non narcisistico”.

Nella conferenza stampa Garrone dà lo spunto per riflettere sul valore che la fama, il successo e la ricerca dello stesso, a volte, sono dei “disturbatori” di quello che ci circonda, della vita reale che ogni giorno affrontiamo, guardiamo, tocchiamo. E sottolinea il fatto che “l’ossessione della popolarità” non viene dal basso, da chi ha non ha un’istruzione o dalle persone culturalmente povere, ma può colpire chiunque, nessuno è esonerato dalla trappola. È questo uno dei messaggi che Reality vuole mandare.

L’approdo a Reality, la presa di coscienza di fare un nuovo film diametralmente opposto dal celebrato “Gomorra”, nasce da un’esigenza, quella di scrollarsi di dosso proprio l’ombra della sua pellicola più acclamata: “Erano anni che subivo la pressione di Gomorra e volevo provare a fare un film e ritrovare il piacere del divertimento, fare qualcosa di diverso. Raccontai la storia a Massimo (Gaudioso, ndr) e mi espresse subito entusiasmo e mi sono avventurato. Con i miei collaboratori sapevamo che era un film corale e mai bisognava cadere nel grottesco, ma trovare l’equilibrio tra il comico e il drammatico”.

Il quid che ha creato ampio interesse mediatico, è la presenza di Aniello Arena, attore protagonista del film, conosciuto sia come attore teatrale, uno dei migliori della compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo, ma anche per una vicenda del passato che l’ha costretto alla vita presente: Arena è un ergastolano che vive quotidianamente il carcere ed ha ricevuto permessi dal magistrato per girare “Reality” ed essere presente alla conferenza stampa di presentazione del film.

L’amore professionale da parte di Garrone per Arena nasce tanti anni fa quando, come lo stesso Garrone racconta, si recava con suo padre, critico teatrale, a guardare gli spettacoli della compagnia della fortezza apprezzando l’arte di recitare di Arena. Voluto dal regista nel film Gomorra, Arena non ottiene i permessi per girare il film, ma il desiderio di Matteo Garrone di averlo come attore in uno dei suoi film, viene esaudito proprio con Reality.

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