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"Le Concert", il gioiello di Radu Mihaileanu

 di Marta Marrucco

Aveva ottenuto la fama in tutto il mondo grazie al capolavoro “Train de vie”: il regista romeno Radu Mihaileanu torna a divertire e commuovere con la splendida pellicola “Le Concert”, presentata fuori concorso al Festival di Roma.

Durante il periodo dell’Unione Sovietica di Breznev, la carriera del celebre direttore d’orchestra Andrei Filipov viene stroncata poiché si rifiuta di allontanare i musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sasha, dall’orchestra: trent’anni dopo Filipov è l’uomo delle pulizie al teatro Bolscioi, maltrattato dal nuovo direttore. Quando per caso legge un fax in cui la nuova orchestra è invitata a tenere un concerto a Parigi, Andrei decide di radunare i vecchi colleghi e di riprendersi la rivincita dirigendoli in un indimenticabile concerto.

”Le Concert” è un vero e proprio gioiello: lo spettatore si innamora delle piccole peculiarità di tutti i personaggi (tra i quali spiccano il protagonista Aleksei Guskov, Dmitry Nazarov e la nuova star del cinema francese Melanie Laurant), che si inseriscono in una pellicola corale fatta di circostanze incredibili e spassose. E’ una corsa contro il tempo e contro le avversità affinché l’orchestra suoni insieme ancora una volta, e ci si trova a fare il tifo per i musicisti fino al toccante finale.

“I miei personaggi sono tipicamente russi, chiassosi e pieni di vita, che giungono in una Parigi “addormentata”, un incontro tra Oriente e Occidente” spiega Mihaileanu in conferenza. “Realizzare ‘Le Concert’ ha richiesto una documentazione di tre settimane a Mosca, volevamo essere quanto più fedeli possibile alla loro realtà quotidiana. Temevo che i russi non avrebbero gradito, ma dopo la proiezione in molti mi hanno detto di averli commossi”.

Il regista era accompagnato da Aleksei Guskov, considerato in patria – come specifica Mihaileanu - alla stregua di Depardiu in Francia e Castellitto in Italia. “Credo sia il film sulla Russia più patriottico degli ultimi anni. Quanto al mio personaggio – aggiunge – non ne avevo mai incontrato uno di tale profondità”.

Radu Mihaileanu è un regista che spesso si confronta con la Storia e con le sue origini ebraiche. Come aveva già dichiarato in passato, ribadisce che l’arma migliore contro i dolorosi episodi della Shoa è l’ironia: “Se Hitler fosse ancora vivo e vedesse i documentari in cui vengono mostrate le tragedie dei campi di sterminio, se ne rallegrerebbe. L’ironia è l’unico modo per gridare che, dopo tutto, noi siamo ancora vivi”.

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