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L'amore nazi-gay in "Brotherhood"

L'amore tra due uomini può nascere anche nel contesto più impensabile, come quello di un gruppo neonazi: lo racconta il regista italo-danese Nicolo Donato al suo esordio sul grande schermo con "Brotherhood", in concorso al Festival di Roma.

Il protagonista Lars lascia l'esercito per unirsi ad un gruppo neonazi: il ragazzo si sottopone a un duro addestramento, fatto di regole teoriche tratte dai testi di Hitler e da raid punitivi nei confronti di ebrei e omosessuali. Ma quando il capo del gruppo affida Lars al tatuato mentore Jimmy, fra i due nasce la passione. I due uomini, il cui sentimento contraddice gli ideali predicati fino a qual momento, saranno costretti a scegliere fra il sentimento appena nato e la lealtà nei confronti dei compagni.

Il regista 34enne, che si è fatto le ossa prima come fotografo di moda e in seguito nella casa di produzione di Lars Von Trier, ha incontrato stampa e pubblico in conferenza. Al suo fianco gli attori Thure Lindhardt, Nicolas Bro e Michael Grønnemose. "La figura del protagonista è molto complessa, entra a far parte del gruppo perchè ha un passato familiare doloroso" spiega Donato. "Quando non si è accettati dai propri genitori, nella vita si cerca accondiscendenza dagli altri".

Per "Brotherhood" il regista è stato ispirato dalla visione di un documentario che parlava dell'omosessualità nel movimento nazista. "Con questo film - ha aggiunto - ho voluto dimostrare che l'amore è incontrollabile, cresce anche nei contesti meno accoglienti. Lars è gay, ma ne diventa cosciente solo di fronte a Jimmy. Il gruppo nazi è l'ambiente di cui si circondano ma in realtà non ne fanno parte".

 (foto © LaPresse)

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