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La storia di Jamila

Ora Jamila è tornata a scuola. La famiglia aveva vietato alla 19enne pakistana di frequentare l'istituto professionale di Brescia perché temeva i possibili corteggiatori. Ma ora il console pakistano a Milano, in un vertice in Questura, ha spiegato ai fratelli di Jamila che frequentare la scuola è un diritto della ragazza così 'come è un diritto l'amore'. E da oggi la giovane pakistana è tornata sui banchi di scuola.

La ragazza e i suoi familiari hanno incontrato in Questura il console pakistano a Milano Syed Muhammad Farooq, il capo della Squadra mobile Riccardo Tumminia, i rappresentanti di un'associazione pakistana, i rappresentanti della Cgil di Brescia. Il console pachistano ha spiegato ai fratelli della ragazza che nel Corano non c'è scritto che una ragazza non può uscire da sola, non può andare a scuola, non può scegliere di amare chi vuole.

A Jamila, arrivata a Brescia 13 anni fa, la scuola piace. Da sola ha superato l'ostacolo della lingua ed è riuscita ad ottenere un buon rendimento. Ma, ad un certo punto, a causa della sua bellezza i fratelli hanno deciso di non farla più uscire di casa e di farla tornare in Pakistan per darla in moglie a uno dei cugini. A decidere sono stati i fratelli, perché il padre di Jamila è morto due anni fa per un infarto mentre lavorava in fonderia. In una lettera scritta al quotidiano BresciaOggi un professore della ragazza ha ricordato una delle ultime chiacchierate avute con Jamila nel corso della quale la ragazza aveva detto: 'E' limitante, triste, brutto essere una ragazza pachistana della mia età, dover vivere per l'onore della propria famiglia e non per sé. Non avere la benché minima libertà di andare, di dire, di fare'.

La sindacalista Silvia Spera ha spiegato che quando il padre di Jamila è morto non era iscritto al sindacato e la sua assicurazione contro gli infortuni era scaduta, così la famiglia non ha potuto avere alcun risarcimento. La sindacalista ha quindi raccontato: 'La moglie e i figli, allora, si sono rivolti a un legale, che ha suggerito loro di non pagare più la rata del mutuo sulla casa fino alla conclusione della causa. Con quindici mesi arretrati, la banca stava minacciando di riprendersi l'appartamento. In questo contesto è maturata l'idea sconsiderata di tornare in Pakistan e combinare il matrimonio dell'unica figlia femmina con un familiare benestante, in modo da risolvere i problemi economici'.

Il capo della Squadra mobile ha spiegato che non sono stati ravvisati reati e che tutto è stato segnalato alla Procura. E ha aggiunto: 'I tre fratelli della studentessa sono stati comunque avvertiti: devono stare attenti, è facile superare il limite'.

Foto: milano.repubblica.it

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