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"La principessa e il ranocchio", Disney fra tradizione e novità

Al cinema torna la magia vecchio stampo della Disney con il nuovo cartone animato "La principessa e il ranocchio", da venerdì nelle sale italiane. Il lungometraggio è al primo posto al botteghino Usa, dov'è ha incassato fin'ora più di 27 milioni di euro.

Per realizzare la favola in 2D sono stati chiamati al timone Ron Clements e John Musker, registi di "Aladdin" e "La sirenetta": per la prima volta nella storia della casa di produzione di Topolino i protagonisti hanno la pelle scura, scelta che ha anticipato "l'era Obama", poichè il soggetto fu concordato prima dell'elezione del presidente americano. Ambientato nella New Orleans di inizio secolo (omaggio alla patria del blues, con un ricco repertorio di canzoni), il film ha inizio con la dolce Tiana che vive tra difficoltà economiche e sogna di aprire un ristorante.

La ragazza incontra un ranocchio parlante che le chiede disperatamente di baciarlo per tornare un essere umano: egli non è altri che il principe Naveen, vittima del rito vodoo di un perfido stregone. Tiana si convincerà a baciarlo ma si trasformerà come lui in una rana, e i due saranno costretti a intraprendere un lungo viaggio per riacquistare le vere sembianze. I protagonisti infine scopriranno che ciò che conta nella vita non è l'aspetto esteriore ma ciò che ognuno ha nel cuore.

La Disney non realizzava un successo con la tecnica dei disegni fatti a mano dal 2000 con "Il Gobbo di Notredame". E chi ha deciso di ripercorrere la strada che rese quella di Walt la più celebre casa d'animazione al mondo è stato proprio John Lasseter, il mago della Pixar e dell'animazione digitale.

"Tutto è iniziato circa 5 anni fa quando la Disney comprò la Pixar e Lasseter diventò capo degli studios" racconta Andreas Deja, storico disegnatore Disney degli anni '90, al Corriere della Sera. "John venne nei nostri studi in visita il primo giorno e chiese che fine avessero fatto i tavoli da disegno. Gli dicemmo che erano stati buttati perchè quelle cose non le facevamo più. E lì decise che invece saremmo tornati a farle, disse che la Disney senza disegni non è davvero Disney".

Deja parla di un film che ricorda i capolavori degli anni '90 ma che contiene anche diversi elementi originali. La morale, infine, abbraccia i tipici ideali disneyani: "Amo molto la morale di questo film, è un package molto classico di materiale Disney che ricorda i film con cui siamo cresciuti ma poi ha un messaggio moderno. La protagonista è una malata di lavoro - conclude Deja - che scopre come non sarà mai felice senza l'amore".

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