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"La pecora nera": Celestini racconta i manicomi

 di Marta Marrucco

'La follia esiste, ma non c'è nessuno al mondo che sia solo matto: i manicomi riducono un individuo complesso ad un solo comportamento'. Questa la denuncia di Ascanio Clestini che, dopo l'avventura a Venezia, continua a promuovere il suo film 'La Pecora Nera'.

Tratta da un monologo teatrale e poi da un libro ad opera dell'attore, quest'ultimo prova l'esperienza da regista e si autodirige in un film drammatico in cui la macchina da presa assume il punto di vista di coloro che vivono in manicomio: il protagonista - che vive in una casa di igiene mentale - racconta la sua storia, con un continuo salto tra presente e passato, quando era un ragazzino sveglio e introverso, vessato da una serie di traumi familiari.

Accanto a Celestini, un cast di attori scelti, spiega il regista, 'perchè persone intelligenti, che assumono un certo carico di responsabilità interpretando un ruolo'. Giorgio Tirabassi è l'alter ego del protagonista, petulante e un pò volgare, ma la sua unica compagnia; Maya Sansa è 'la Madonna tascabile' di cui Celestini era innamorato da bambino, e che nel presente incontra tutti i giorni al supermercato; Luisa De Santis interpreta la suora che si occupa di lui, misericordiosa ma attanagliata dalla mentalità distorta comune nella società.

Ed è proprio contro quest'ultima che Celestini punta il dito, contro quei 'favolosi anni '60' - tormentone del film - così scintillanti all'apparenza ma che nascondono segreti troppo oscuri da raccontare; contro il consumismo nei supermercati, simbolo un tempo di benessere e ad oggi di spreco, e contro il falso perbenismo di certe persone, che cercano di tenere sotto controllo un mondo - quello dei matti - che sfugge a qualsiasi tentativo di ordine.

'L'idea è nata da una serie di ricerche che ho effettuato tra il 2002 e il 2005' ha raccontato Celestini in conferenza a Napoli. 'La maggior parte degli aneddoti li ho ricavati dai racconti degli infermieri, che hanno un piede nei manicomi e uno nel mondo esterno. Sono storie allucinanti, da non crederci. Ma malgrado la rinomata violenza insita in questi posti, non volevamo mostrare questo bensì che anche il migliore dei manicomi è un luogo criminale'.

Inevitabile il confronto con il capolavoro di Milos Forman 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', che valse a Jack Nicholson il premio Oscar: 'La genialità di quel film - commenta Celestini - risiede soprattutto nel finale: l'indiano libera Nicholson uccidendolo e poi sè stesso scappando: se la società resta uguale, per l'individuo c'è speranza di salvezza. Nel mio film invece il protagonista soccombe, non si libera nessuno'.

A chi gli domanda se 'La pecora nera' - film essenziale, senza musica, che si avvicina al monologo teatrale attraverso la voce di Celestini in sottofondo - corra il rischio di sembrare un documentario, il regista risponde: 'Meglio che sembri un'inchiesta giornalistica piuttosto che un comizio, come può accadere a teatro. Il documentario assume un linguaggio moderno, è solo il mezzo che invecchia ma resta attuale perchè ha lo sguardo partecipato. Del resto il cinema - conclude - è un documentario con licenza poetica'.

Foto©Excite Italia

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