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La mafia denunciata ne "La siciliana ribelle"

Presentato lo scorso ottobre alla Festa del cinema di Roma, "La siciliana ribelle" di Marco Amenta è una pellicola di denuncia e di impegno contro la criminalità organizzata, e sarà nelle sale italiane dal 27 febbraio.

La sceneggiatura è tratta dalla vera storia di Rita, una donna che ha detto no alla mafia: cosa nostra ha ucciso suo padre Don Vito Mancuso il giorno della sua prima comunione e la giovane protagonista scoprirà che il mandante dell’omicidio è Don Salvo. Trattenuta dal fratello maggiore, Rita rimanda per sei anni la rappresaglia e intanto annota tutti i movimenti del boss e dei suoi scagnozzi. La morte del fratello, pugnalato aggressivamente, smuoverà la ragazza, sola contro tutti, a sporgere denuncia dal procuratore antimafia a Palermo. Minacciata di morte, Rita fugge a Roma dove viene inserita in un programma di protezione: il suo “angelo custode” in questo periodo sarà il giudice Paolo Borsellino.

Il regista Marco Amenta non è nuovo alla violenza mafiosa in Sicilia: “La pellicola è una dichiarazione di libertà e di un’adolescienza che chiede autonomia sollevata dai conflitti dei “grandi” e dalla violenza della loro debolezza". Quello che narra Amenta proviene dalle sue esperienze personali e dalle storie affrontate nei suoi precedenti documentari sulla mafia: "Ho scelto di allontanarmi dalla cronaca, dai riferimenti a personaggi reali e dalle somiglianze. I fatti e i personaggi a cui mi sono ispirato sono tanti e sono intrecciati fra loro”. Il resto del cast è composto da Giulia Andò, Roberto Bonura, Paolo Briguglia e Gérard Jugnot.

Guarda il trailer de "La siciliana ribelle"

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