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La Berlinale dice no al cinema italiano

Per la prima volta dal 1999 nessun film italiano concorrerà al festival di Berlino. Lo ha annunciato oggi il direttore Dieter Kosslick, che ha inserito come ultimo film nella sezione “Concorso” la pellicola “My One and Only” di Richard Loncraine.

In un’intervista rilasciata al quotidiano “Die Welt”, Kosslick ha definito il cinema italiano – fatta eccezione per “Gomorra” - con l’aggettivo “culinario”, termine dispregiativo usato da Bertol Brecht per indicare i lavori teatrali utili solo a far digerire meglio gli spettatori. Secondo il direttore della Berlinale, inoltre, il cinema italiano d’autore è un genere estinto, così come il cinema francese classico, anch’esso escluso dalla competizione.

A quanto pare la Berlinale di quest’anno sarà alquanto “patriottica”, poichè la maggior parte dei titoli in concorso risultano essere tedeschi. Kosslick ha giustificato la scelta relazionandola alla crisi economica: la rassegna tedesca, infatti, risponderebbe alle esigenze di evasione da parte del pubblico grazie ai film d’avventura e alle commedie a lieto fine. E se l’assenza della cinematografia europea si farà sentire, accresce sempre più la partecipazione al festival da parte di nuovi Paesi: ad esempio, faranno parte della sezione “Forum” il documentario “Rachel” della regista araba-israeliana Simone Bitton e “The One Man villane” di Simon El-Habre.

L’unico lavoro italiano presentato alla cinquantanovesima edizione del festival sarà il documentario-inchiesta di Ermanno Olmi dal titolo “Terra Madre” che espone il parere del regista sulla tematica del cibo e sulle relative implicazioni economiche, ecologiche, sociali.

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