Ivano De Matteo: "Gli equilibristi è la mia commedia amara"

  • Medusa Film

Sarà distribuito da Medusa Film il 14 settembre in 80 sale Gli equilibristi, il film di Ivano De Matteo che è valso all'attore protagonista Valerio Mastandrea il Premio Pasinetti al Festival di Venezia. In concorso nella sezione Orizzonti dell'edizione numero 69 della Mostra il dramma alla De Sica catapulta lo spettatore nella crisi economica e socio-psicologica di un italiano alle prese con una separazione e conti che non tornano più a fine mese.

Guarda le immagini del film

Quando la vita diventa sopravvivenza

Al suo terzo lungometraggio per il cinema, dopo Ultimo stadio e La bella gente, il regista e attore romano (Romanzo criminale - La serie), rimasto spiazzato da un articolo di due anni fa su un settimanale, descrive con un realismo senza sconti la realtà dei nuovi poveri italiani: "Sono 200mila i separati che vivono tra la macchina e la strada. Lessi un articolo su L’Espresso due anni fa mentre stavo lavorando a La bella gente e ne fui colpito: quando si pensa ai poveri uno s’immagina il cliché del barbone, io ho incontrato in comunità persone normali, madri coi figli. Il nuovo proletariato è il ceto medio". Poi aggiunge con rabbia De Matteo, che per realizzare il film, incisivo e impietoso, ha prima svolto un accurato lavoro di documentazione e si è confrontato con psicologi e assistenti sociali: "Gli equilibristi non è un film sui separati, la separazione serviva solo da pretesto per raccontare dall’inizio l’equilibrismo economico. La ricchezza che ci hanno raccontato negli ultimi vent’anni era fittizia: i nuovi ricchi sono i nuovi poveri! E io volevo raccontare l'effetto domino della crisi economica sugli affetti familiari che si tenta di difendere mentre si prova pudore nel mostrare la verità".

Un sofferto richiamo alla vita

Scritto insieme a mani femminili, quelle della compagna del regista, la sceneggiatrice Valentina Ferlan, il film ha tra i numerosi meriti quello di avere per protagonista uno straordinario Valerio Mastandrea, col quale De Matteo aveva già collaborato, capace con maestria di aver scavato a fondo nell'animo di un personaggio che per la storia e i gesti ricorda il disperato Umberto D.. Sul confronto con l'opera di De Sica il regista, modesto e onorato, ha affermato con tono militante: "All’epoca la povertà era conclamata, adesso pensiamo di essere ricchi e quindi abbiamo ancora meno difese. C’è una rincorsa al falso benessere, ma non si può ricorrere ancora a una famiglia stato. Quali bamboccioni? Non può essere la famiglia a salvarci, c'è bisogno dello stato famiglia!". Poi ha aggiunto: "Questa è una commedia amara. Secondo me oggi si può fare un nuovo tipo di commedia all’italiana, che faccia ridere delle cattiverie. Accanto a Mastandrea, che ha avuto la responsabilità di portare sullo schermo Giulio Corelli, "il nome di un mio amico con cui lavoravo, sembrava Pasolini, morì col sorriso sulle labbra", una giovanissima e promettente Rosabell Laurenti Sellers e il figlio del regista al suo esordio. 

In fuga dai cliché

Colpisce del film anche la tonalità cupa, quasi notturna, in cui il regista ha calato la capitale, che diventa una sorta di Parigi di Zola, ventre gravido di ombre umane e disumanizzate: "A parte San Giovanni volevo mostrare una Roma che potesse essere universale. Le nostre storie non sono provinciali, il nostro cinema si può esportare anche in Europa".

cinema.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2014