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"Il nastro bianco", la violenza nella Germania pre-nazista

Si è aggiudicato la Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes e di certo darà filo da torcere a tutti i film stranieri in concorso ai prossimi premi Oscar: "Il nastro bianco" di Michael Haneke esce oggi nelle sale italiane.

Il regista, cineasta tedesco e autore di film quali "La pianista" e "Funny Games", esplora le origini del Nazismo in un paesino a nord della Germania alle soglie della Grande Guerra: tra gli abitanti comincia a diffondersi un clima di tensione in seguito a una serie di incresciosi incidenti che attentano la vita di alcuni di essi. La storia viene raccontata attraverso gli occhi di un giovane istitutore, che presto si renderà conto di quanto i bambini siano capaci di gesti ignobili, nonostante il nastro bianco che portano al braccio simboleggi la purezza.

"Volevo dimostrare che l’assolutismo conduce al fondamentalismo, ad ogni forma di terrorismo" ha spiegato Haneke, intervistato da Il Messaggero. "I bambini del film, dato il contesto, non hanno speranza. Il cristianesimo e il comunismo sulla carta sono nobili idee, ma hanno dato origine a degenerazioni come le crociate e lo stalinismo. Anche le cause che muovono il fondamentalismo islamico sono diverse dalla spinta che originò il nazismo, ma la pressione esercitata sugli individui è la stessa".

Per realizzare questo film il regista ci ha impiegato 10 anni, era necessaria una certa notorietà per trovare i fondi. Come nella maggior parte dei suoi lavori, anche ne "Il nastro bianco" Haneke mostra il lato più oscuro e violento della società: "Il 98% del cinema propone evasione e cerca solo guadagni sicuri, mentre il rimanente 2% ha la responsabilità di porre domande e far riflettere lo spettatore. Ammesso che aspiri ad essere un'espressione artistica e non un fenomeno commerciale".

Foto da ilcinemaniaco.com

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