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"Il crocifisso icona pop": parola di Almodòvar

Uscirà nelle sale il 13 novembre il nuovo lavoro di Pedro Almodòvar, dal titolo "Gli abbracci spezzati": il regista spagnolo e la sua musa Penelope Cruz hanno incontrato la stampa a Roma, per raccontare della quarta volta insieme sul set, dell'omaggio di Pedro agli anni '50 e della simbologia del crocifisso.

"La sentenza della corte di Strasburgo sul crocefisso nelle scuole ha una sua logica, e in Spagna ha creato gli stessi problemi che in Italia perchè gli istituti sono multietnici e multireligiosi" ha spiegato Pedro dopo aver posato con l'attrice dinanzi alla Fontana di Trevi. "A seconda dei casi, lo hanno tenuto in classe o lo hanno eliminato" ha proseguito. "Il crocifisso è presente in tutto il mio cinema come elemento decorativo, esente da riferimenti cattolici: appartiene all'iconografia pop, come il cuore trafitto".

"Gli abbracci spezzati", ambientato tra i flashback anni '90 e il presente, ruota intorno alle vicende di un regista che a causa di un incidente perde la moglie (Cruz) e diventa cieco. L'uomo decide così di cambiare identità, assumendo quella di scrittore, ma sarà costretto a tornare con la mente al doloroso passato. Oltre alla storia d'amore tra i protagonisti, il film è sorretto da un altro profondo ma difficile rapporto, quello tra padre e figlio.

Il ruolo di Penelope è camaleontico, interpreta una prostituta, un'amante, un'attrice, cambiamenti indicati anche grazie alle diverse parrucche che ha indossato nel corso della pellicola: "Solo lei poteva interpretare questa parte" spiega Almodovar, che collaborò per la prima volta con la Cruz nel '97 in "Carne tremula". "Il nostro rapporto - prosegue - funziona nell'amicizia e nella professione. Penelope ha una leggera tendenza alla paranoia nel suo bisogno assoluto di verità e io non mento mai, solo sull'età. La verità e l'assenza del sesso sono elementi essenziali dell'amicizia".

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Infine il regista ha parlato dell'amore viscerale per il cinema e di come nella pellicola abbia reso omaggio a quello anni '50, nei quali è cresciuto: "Il cinema era l'unica vita possibile, il mondo parallelo che ci permetteva di rendere più accettabile e meno imperfetta la vita reale. 'Gli abbracci spezzati' è un omaggio a tutti gli elementi del cinema, di oggi e di una volta, al make up, alla scenografia, alla moviola. C'è perfino il doppiaggio, forma di controllo nei paesi che hanno subito dittature, come la Spagna e l'Italia".

 (foto © LaPresse)

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