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Il cinema ricorda il grande Sergio Leone

A vent'anni dalla sua scomparsa, oggi il mondo del cinema ricorda il grande regista Sergio Leone, uno degli artisti più importanti del secolo scorso, che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della settima arte.

Che avesse talento è evidente dal principio della sua carriera: la gavetta del giovane Leone ha inizio come aiuto regista in "Ladri di Biclette" di Vittorio De Sica, e tre anni dopo è direttore della seconda unità dei peplum americani "Quo vadis?" e "Ben Hur", vincitore di 11 premi Oscar.

Italiano eppure così americano nel suo modo di fare cinema, negli anni'60 Leone reinventa un genere con gli spaghetti-western, filone del quale fa parte la cosiddetta trilogia del dollaro: "Per un pugno di dollari", "Per qualche dollaro in più" e "Il buono, il brutto e il cattivo".

Protagonista indiscusso era il giovane Clint Eastwood, che impresonava un cowboy silenzioso e dall'espressione immutabile ("con cappello o senza", scherzava Leone): nessuno, forse neanche Leone, avrebbe immaginato che qualche anno più tardi Eastwood sarebbe diventato uno dei più grandi registi di Hollywood. Il western di Leone giunse poi alla perfezione nell'epico "C'era una volta il west", girato in America nel '68 con Henry Fonda, Claudia Cardinale e Charles Bronson.

Nel suo cinema non era essenziale solo l'immagine, ma anche la musica, intesa non come semplice accompagnamento ma come uno dei pilastri sul quale si fondava ogni pellicola: suo amico e collega fidato fu il geniale Ennio Morricone, autore di quasi tutte le colonne sonore dei suoi film e ad oggi il compositore più famoso del mondo.

Un'altra accoppiata vincente si rivelò quella fra Leone e Robert De Niro, nel capolavoro "C'era una volta in America": "Mio padre aveva una cura maniacale per i dettagli - ha raccontato la figlia Raffaella a Venerdì di Repubblica - ed era affascinato da De Niro il quale, per calarsi nella parte, camminava curvo e rallentato anche fuori dal set quando girava le parti da vecchio".

Cinico e dittatoriale, ma anche solare: Raffaella lo ricorda come un padre affettuoso, che adorava trascorrere il tempo in famiglia giocando a Trivial: "Una volta - racconta - gli toccò la domanda 'Qual'è il nome del regista di Per un pugno di dollari?' e lui rispose 'Sò io!'".

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