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Il cavaliere oscuro - Il ritorno: la recensione

  • Warner Bros.

Apocalisse a Gotham City! "Sta arrivando una tempesta", ma Batman, ritirato da otto anni nel suo maniero di famiglia insieme al fido Alfred, sembra arrugginito per affrontare Bane, un nemico imbattibile di cui condivide le origini da orfano. Il mercenario scomunicato dalla Setta delle Ombre è uscito dai suoi covi sotterranei per riconsegnare la città al suo popolo, ma per farlo istituisce un improbabile giustiziere, Crane/Spaventapasseri, e ruba alla multinazionale Wayne, guidata dal saggio Fox e dalla bella Miranda, un potente reattore nucleare che farà esplodere parte della città.

In un'America postmoderna, dilaniata più dal divario sociale che dall'eterna minaccia di aggressione esterna (perché è impossibile non riconoscere in Gotham la New York post 11 settembre), Christopher Nolan mette in scena una storia, scritta da lui a quattro mani col fratello Jonathan, che mescola il ritmo da action metropolitano e le tonalità cupe in cui ha immerso fin dal primo capitolo della trilogia il suo nuovo Batman. Più umanizzato che mitizzato il suo Wayne/Batman è a un passo dallo sprofondare nel buio dei ricordi accartocciati del passato ed è indebolito al punto da fidarsi dei suoi nemici. Sullo sfondo di un'intensa metafora dei poteri che dall'alto dei milioni accumulati nelle banche e nella Borsa gestiscono le vite delle persone, Il cavaliere oscuro - Il ritorno porta sul grande schermo una resa dei conti del protagonista con se stesso.

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Affiancato da un commovente maggiordomo, che preferisce abbandonarlo piuttosto che seppellirlo (un mastodontico Michael Caine) e dal fedele Fox (Morgan Freeman), diviso tra una donna che lo consola tra le lenzuola (Marion Cotillard) e una ladra scaltra e astuta (Anne Hathaway) Bruce Wayne, un corrucciato Christian Bale, torna in campo mosso da quel senso di giustizia che fin dalle origini ha fatto pulsare il suo cuore incupito. Impavido antieroe, da milionario diventa povero e sembra perdere il suo potere finendo nella trappola di Bane, un nerboruto soldato populista (il Tom Hardy di Warriors) che ha il volto nascosto da una inquietante maschera.

Il canto del cigno di Batman delude per tre quarti del film (della durata di oltre 160 minuti), complice, oltre a una smania di iperaccumulazione del regista (da Wall Street ai penitenziari), un doppiaggio italiano che pare scarnificare i suoi personaggi, ma riprende quota nel finale ben calibrato: colpi di scena da giallo d'autore, finale buonista assicurato ma non del tutto scontato e cliffhanger dietro l'angolo con l'erede già designato, il futuro Robin (Joseph Gordon-Levitt). Ma il futuro del Cavaliere oscuro, che sente di non aver mai dato tutto alla sua società, resta distopico come le atmosfere che ha voluto per lui Nolan, un regista che non vuole mai abbastanza bene ai suoi personaggi.

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