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Horror e dintorni, perché le bambole terrorizzano così tanto?

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Ci guardano con quegli occhi inanimati, persi nel vuoto e la loro immobilità così esangue e statica ci rimanda a movenze innaturali e inquietanti. Le bambole con il loro volto eburneo di porcellana sono da sempre ispirazione di terrore e spavento e non è un caso che il cinema abbia affrontato da sempre la paura recondita dell’uomo nei confronti di questi pupazzi misteriosi. Ma per quale motivo le bambole e i pupazzi sono da sempre ispirazione di un così agghiacciante terrore?

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Secondo lo psicologo Frank McAndrew tale paura è piuttosto ancestrale ed è legata alle situazioni di ambiguità, quelle in cui siamo incerti se ciò che vediamo rappresenti o meno una minaccia. Alcune bambole infatti, apparentemente innocue, fanno scattare in noi questo dubbio che risuona minaccioso: il loro sembrare vive quando in verità non lo sono affatto.

I loro tratti realistici e alcuni innaturali, come le loro movenze soprattutto quelle degli arti con movimenti meccanici ci fanno percepire una situazione di disagio, come se l’oggetto in questione avesse un non so che di “sbagliato” e addirittura “malato”. E McAndrew stesso, attraverso un sondaggio che ha coinvolto più di 1.300 ha testato che l’hobby considerato più raccapricciante da parte delle persone intervistate è stato quello di collezionare bambole.

“Perturbante” ( Das Unheimliche) è la parola che il padre della psicanalisi Freud identificò per classificare quel preciso sentimento suscitato da un oggetto, una persona o una situazione che vengono percepiti come familiari e allo stesso tempo estranee.

(Guarda il video della storia vera di Annabelle)

E da perturbanti sono diventate spaventose tutte quelle bambole che hanno affollato il cinema horror, anche in virtù del loro appartenere all’età dell’infanzia, un periodo in fondo sconosciuto al mondo adulto, così tanto rassicurante ma che può diventare allo stesso tempo territorio di paura quando quell’ambiente neutro e rassicurante esce dal consuetudinario diventando misterioso e inquietante ( non è un caso neanche qui che il mondo dell’infanzia con bambini diabolici e bambole assassine popolino il mondo degli incubi adulti).

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E “The boy” il prossimo 25 febbraio al cinema, ultimo film che indaga su questa paura recondita delle bambole, intende proprio terrorizzare chi si copre gli occhi dinanzi a questo misterioso cammino tra inquietudine e mistero puntando proprio sull’effetto perturbante unito ad una trama insolita.

D’altronde lo stesso regista di Annabelle, una delle tante bambole demoniache sul grande schermo puntò su questa assenza di emozioni, spesso riempita di malvagità: “Sono cave dentro – afferma John Leonetti parlando dei pupazzi - Uno spazio che deve essere riempito”.

Il film di William Brent Bell il cui trailer ha fatto en-plein di visualizzazioni su Youtube, si concentra sulla storia di una baby sitter chiamata ad accudire un bambino inanimato, una bambola apparentemente innocua che ben presto comincerà a prendere vita, come si evince dall'inquietante e cliccatissimo trailer del film.

(Guarda il trailer in italiano di "The Boy")

E sulle paure ancestrali legate al mondo dell’infanzia ne ha fatto territorio di terrore anche il nostro maestro del brivido Dario Argento con in primis “Profondo Rosso". Come dimenticare l’entrata della bambola meccanica che preannuncia la morte dello psichiatra Giordani terrorizzando sia lui che soprattutto lo spettatore?

(Guarda la scena della bambola meccanica di "Profondo rosso")

Tante sono difatti le bambole demoniache che ci hanno tenuto incollati alla sedia durante la proiezione del film: da La Bambola del Diavolo, del 1936 di Tod Browning a Chucky, protagonista della saga horror inaugurata nel 1988 da Tom Holland passando per la già citata Annabelle. Le bambole hanno dominato con la loro malvagità pellicole su pellicole. La paura è senza dubbio assicurata e il terrore è in fondo un’esperienza oltremodo irrinunciabile.

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