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Gabriele Muccino: 'Pasolini regista amatoriale', e il web si scatena

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E’ bufera su Gabriele Muccino che in occasione della ricorrenza dei 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini non si è trattenuto e su Facebook si è lasciato andare ad una esternazione duramente criticata dal popolo web: Pasolini secondo il regista di “Ricordati di me” e “Padri e Figlie” sarebbe un autore “amatoriale”, l'“anti-cinema”, colui che ha aperto le porte a tutti i non registi italiani.

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Dichiarazioni che hanno fatto scalpore sui social, cancellate e poi giustificate su Facebook dal regista (che alla fine ha chiuso l'account), sintomo che Muccino, nella sua casa californiana di Malibù dove vive da tempo non avesse poi molto da fare. “So che quello che sto per dire suonerà impopolare e forse chissà, sacrilego? Ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore, ho sempre pensato che Pasolini regista fosse fuori posto, anzi, semplicemente un “non” regista” scrive.

Probabilmente Muccino, tutto rivolto alla visione Hollywoodiana del cinema in quanto spettacolo e intrattenimento (d’altronde ha preferito gli Usa all’Italia) ignora completamente la valenza cinematografica delle pellicole dell’autore emiliano, vero e proprio caposaldo nel mettere alla luce le magagne di una società e di come sarebbe effettivamente diventata.

(Guarda il video di Pasolini che racconta la sua visione del cinema)

Il “cinema di poesia” pasoliniano si percepisce con l’emozione, l’empatia e un’estetica realista che ha poco a che fare con la spettacolarizzazione e coi buoni sentimenti di coppie in crisi di mezza età, un cinema che ha aperto un varco tra sacralità e denuncia. Probabilmente Muccino ignora questo piccolissimo particolare considerato quanto riporta nel Muccino-pensiero: “Uno che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva da scuola di poetica e racconto “cinematico” e cinematografico in tutto il mondo”.

Le critiche che sono piovute addosso al regista da coloro, anche giovani e non propriamente esperti di storia del cinema, mettono però in risalto quanto il mito pasoliniano sia ancora vivo e vegeto e quanto, a distanza di anni, questo poliedrico intellettuale abbia lasciato in modo endemico alla società italiana. Un seme destinato a germogliare. In barba ai Muccino.

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