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Django Unchained: Spike Lee contro Quentin Tarantino

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“Non andrò a vedere Django Unchained. Sarebbe una mancanza di rispetto verso i miei antenati”. Si consuma su Twitter la crociata di Spike Lee contro Quentin Tarantino: il regista de “La 25° ora” ci va giù duro e lancia pesanti accuse di razzismo contro l’ultima opera tarantiniana, “Django Unchained”, che proprio ieri ha debuttato nelle sale americane (per vederlo in Italia bisognerà aspettare il prossimo 17 gennaio). Distorto e superficiale secondo Lee il modo in cui il tributo allo spaghetti western targato Tarantino, affronta il tema della lotta degli schiavi afroamericani.

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“La storia della schiavitù non è uno spaghetti western alla Sergio Leone. – ha ribadito il regista a colpi tweet – È stato un Olocausto, i miei antenati erano schiavi, rapiti dall’Africa. Io non andando a vedere il fim renderò loro omaggio”. A Lee non sarebbe inoltre andato giù l’uso nel film di alcune parole come “negro”, ma del resto non è la prima volta che il regista di “Fa la cosa giusta” si scatena in accuse simili: con Tarantino lo aveva fatto già ai tempi di "Jackie Brown", poi non aveva risparmiato neanche Clint Eastwood e perfino Walt Disney.

Dal canto suo Tarantino non ha esitato a respingere le accuse definendole “ridicole” e in un’intervista a Mtv si è difeso così: “Nessuno può rinfacciarmi il fatto di aver usato nel film quella parola, non più di quanto la gente facesse nel 1858, nello stato del Mississippi, il luogo e il tempo in cui è ambientato il film. Insomma c’è chi mi chiede di mentire. Ma io non lo faccio mai quando faccio parlare le mie storie e i miei personaggi”. Ai fan italiani intanto, non resta che fare il conto alla rovescia...

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