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Django Unchained: la recensione dell'ultimo film di Tarantino

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Tarantino è Tarantino, si sa. Nella sua inebriante arte di raggelare sulla poltrona gli spettatori con le scene splatter, non ha rivali. Chi conosce Quentin Tarantino va al cinema con una certa consapevolezza, quella di essere catapultato in un mondo borderline tra la realtà e il fumetto. Prevedibile il risultato al botteghino di Django Unchained, il suo ultimo film: 3,5 milioni di euro incassati in soli 4 giorni di proiezioni in Italia.

Guarda le foto di Kerry Washington, la moglie di Django nel film

Tutto perfetto: il cast stellare - imbattibile la coppia Christopher Waltz (nei panni di Mister Shultz) e Jamie Foxx (Django); immagini che evocano significati più profondi – il sangue schizzato sui campi bianchi di cotone – cambi di camera ritmati che tengono l'attenzione dello spettatore per quasi 3 ore di proiezione.

Guarda le foto di Jamie Foxx, l'attore che interpreta Django

L'omaggio allo spaghetti western è riuscito, ne sono testimonianza le pistole, le sparatorie, le sfide di sguardi tra nemici, i racconti in immagini del film, ma anche le musiche– sorpresona finale per i “western ed Ennio Morricone addicted”- .Tutto, però, è stato ovviamente rivisitato in salsa tarantiniana: le scene splatter, quelle pompose in cui sono coinvolti alcuni personaggi, le battute inaspettate infilate durante scene tragiche o altamente emozionanti, la presunzione dell'americano impavido.

Django Unchained è un attraente fumetto western a capitoli che si sviluppa in modo cronologico e matematico con l'inserimento di alcuni flashback che non disturbano e non confondono il filo della storia.

La scelta dello schiavo nero come protagonista della storia, del suo riscatto sui padroni bianchi, rievoca l'apartheid. Il regista plasma il suo Django, scena dopo scena, capitolo dopo capitolo, sino a creargli una nuova vita . Tarantino ha modellato un eroe impavido che nelle sparatorie, soprattutto quelle finali, ricordaTony Montana di Scarface film di Brian De Palma: cambia la scenografia – Tony amava il pacchiano – e, ovviamente, il corso degli eventi.

Qualche piccolo difetto deludente però c'é: le scene splatter sono un must nei film di Tarantino, ma oltre a schizzi di sangue dappertutto, crani spappolati e pezzi di carne volanti – tutto lapalissiano per chi conosce Tarantino – ci aspettavamo qualcosina in più, qualcosa che contraddistinguesse questa pellicola dalle altre. Ci sono occhi cavati, frustate, martelli infilati nel cranio, ma niente a che fare con l'esportazione dello scalpo che abbiamo golosamente assaporato in “Bastardi senza gloria”.

Django Unchained, però, resta sempre un gran bel film e Tarantino resta Tarantino.

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