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"Diaz", il film di Daniele Vicari: la recensione

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La pellicola “Diaz” di Daniele Vicari è un viaggio storico, un viaggio violento, un film che si fa guardare con l’adrenalina, con gli occhi sbarrati, con i gomiti poggiati sulla poltrona davanti e la schiena dritta, con il sangue bollente, quello delle vittime di un agguato che ancora, negli animi dei protagonisti, non ha ricevuto risposta.

Sono 120 minuti, quelli di “Diaz”, in cui gli occhi dello spettatore ripercorrono facce, terrore, corse, speranze, che hanno segnato la storia italiana e mondiale concentrate, per poco tempo, nel perimetro terrificato di una scuola.

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“Don’t clean up this blood” è la frase scritta da una ragazza su un cartello esposto nella Diaz all’indomani della tragedia. Quella tragedia scatenatasi il 21 luglio 2001 contro delle vittime innocenti che si trovavano lì per caso, solo per un “posto letto”, quando l’irruzione della Polizia di Stato provoca un inferno con manganellate e colpi di violenza creando numerosi feriti gravi. “Non pulire questo sangue” è un imperativo che viene dal cuore di chi ha guardato, inteso e pianto per quel sangue.

Un film completo quello di Vicari che ha dato il giusto ritmo alle vicende, con un montaggio ricco di flash back e di scene iconografiche che hanno scandito un tempo del racconto in modo originale e ben fatto. Quella bottiglia lanciata in aria, è stata la croce e la delizia dell’ambito temporale del film: il suo improvviso schianto sul pavimento, dopo un volo nel vuoto alla moviola, è il segnale che qualcosa sta per cambiare, che la visione di un evento è diversa da persona a persona.

Ottima la scelta e le interpretazioni degli attori. Inconfondibile la recitazione di Elio Germano che, nel film, recita la parte di Luca Gualtieri, un giornalista. Quella dell’attore sembra un’interpretazione sentita, le sue ferite fittizie son ferite vere, quel dolore fisico e morale è passato attraverso lo schermo ed è stato il dolore di ogni spettatore in sala.

Gradevole l’interpretazione di Claudio Santamaria, ormai ad una recitazione matura che, con grande impegno, è riuscito a destreggiarsi in un ruolo ambiguo: duro nei fatti, ma empatico nel dietro le quinte emotive.

Attenzione particolare va a Davide Iacopini al suo esordio cinematografico, ma non recitativo – alle spalle ha una carriera teatrale e televisiva di tutto rispetto – che nel film recita la parte di Marco del Genoa Social Forum. Grande carica emotiva, quella che è riuscito a far passare, accanto alla voglia di crederci, di darsi da fare per una causa, per il bene dell’altro.

Rolando Ravello, Aylin Prandi, Alessandro Roja, Monica Birladeanu, Jennifer Ulrich, Renato Scarpa, Paolo Calabresi, Fabrizio Rongione, Ignazio Oliva, Ralph Amoussou, Mattia Sbragia, Francesco Acquaroli, Antonio Gerardi, Eva Cambiale, Emilie De Preissac, Camilla Semino, Michaela Bara. Nessuno di questi attori va dimenticato, nessuna loro faccia va dimenticata, meritevoli di aver reso i fatti credibili con la loro carica interpretativa.

Uniche le musiche di Theo Teardo che, senza dubbio alcuno, ancora una volta, è riuscito con grande classe e talento a coinvolgere musicalmente e a creare quella sintonia tra immagini, storia e suoni.

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