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Daniele Luttazzi copia: la polemica continua

Non si placa la polemica intorno al caso Luttazzi, accusato di copiare le battute da comici famosi negli Usa e nel mondo anglosassone ma ancora poco conosciuti in Italia tanto da permettergli di non essere smascherato.

Il video sui presunti plagi

Se Il Fatto ha realizzato un'intervista con il comico in modo tale da permettergli la replica a quanto richiesto da fan e detrattori, è iniziato invece il processo alla Rete da parte di quanti sostengono che in realtà è strano come sia proprio la cattivona Internet a tentare di mettere alla berlina il lavoro del satiro Luttazzi.

Aldo Grasso scrive sul Corriere della Sera, per esempio, che 'è curioso che sia proprio il web, dove domina l’ideologia dell’informazione free e dove il copyright è visto come il diavolo, a emettere una così dura condanna nei confronti di Luttazzi. Motori di ricerca tipo Google, portali, provider, tutti gli aggregatori di notizie vivono sul lavoro degli altri, approfittano di una sorta di libertà di plagio, utilizzano in modo abusivo contenuti di altri'.

Aggiungendo che 'questo, ovviamente, non assolve Luttazzi, che si sta difendendo in maniera patetica' e paragonando il comportamento di Luttazzi per spiegare la sua posizione a quello di Scajola quando ha dovuto difendere il suo punto di vista relativo alla casa al Colosseo.

Sempre su Il Fatto è apparsa invece un'intervista firmata dal regista e professore universitario Roberto Faenza che riconduce tutto ai mali legati a Internet: 'il cocktail', dice Faenza, 'nell’era di internet diventa ancora più esplosivo e letale, perché riesce a deflagrare in tempi record, correre di sito in sito e diventare scoop. Hanno ragione certi studiosi a ritenere internet il luogo più pericoloso che esista al mondo. Più pericoloso dei quartieri violenti del Bronx o della odierna abbandonata Detroit. Lì ti accoltellano e se proprio ti va male ci lasci la pelle. Amen. Qui, in internet, se vieni beccato o diffamato te lo porti dietro tutta la vita, perché quando una notizia è in rete non la toglie più nessuno, neppure i cosiddetti spazzini del web. Ecco perché da quando esiste il web nessuno è sicuro'.

Faenza va oltre e dichiara che 'sarebbe altresì interessante scatenare i blogger alla ricerca del colpevole nelle aule dell’università, dove la maggioranza delle tesi di laurea sono frutto di un frenetico copia e incolla da internet, praticato dalla stragrande maggioranza degli studenti. I più bravi rielaborano e aggiungono di proprio. Gli asini, che spesso non lo sono più dei professori che non se ne accorgono, lasciano incollati persino i margini'.

Giornalettismo fa notare come Faenza 'così sta dando dell’asino anche a Luttazzi, accusato (in alcuni casi indiscutibilmente a ragione: lo sketch con la Morante sul cameriere smemorato ripreso identico da Martin) di fare più o meno la stessa cosa' ovvero di copiare senza apportare nulla di nuovo.

Lo stesso Faenza sul Fatto continua sostenendo che in realtà tutti copiano da sempre, da Virgilio, Ovidio. Allen, Chaplin, Buster Keaton e persino Shakespeare, e che oggi come oggi non si può parlare di diritti d'autore per colpa di Internet: 'viviamo insomma nell’era del plagio di massa, che però non è più plagio, ma qualcosa prima sconosciuto. E’ la stessa filosofia dei pirati del web a spopolare in rete: nulla è tuo, né un libro, né un film, né una canzone. Tutto è di chi lo trova e se lo prende, facendolo suo. Con buona pace del diritto d’autore'.

I fan delusi di Luttazzi però chiedono ancora spiegazioni, che continuano a non arrivare, e si chiedono: se è vero che le battute sono patrimonio di tutti e che non esiste più il diritto d'autore, perché il comico invoca la violazione del copyright quando sono altri a citare battute all'apparenza sue ma che in realtà sue non sono?

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