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Carlo Verdone: intervista nostalgica al Festival di Roma 2012 con Ferzetti e Giagni

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Carlo Verdone è stato uno degli attori principe acclamati nella giornata di oggi al Festival Internazionale del film di Roma 2012. Questa volta non sta né davanti né dietro alla telecamera, ma ci cammina accanto raccontando la sua vita, nel documentario Carlo! diretto da Fabio Ferzetti e Gianfranco Giagni presentato all’interno della sezione Prospettive Italia. Il film ha riscosso molto successo in sala stampa e presto, nel giro di un mese, la pellicola sarà disponibile sul mercato in edizione homevideo e fruibile al pubblico su uno dei canali Rai.

Il lavoro cinematografico e giornalistico di Ferzetti e Giagni è un autoritratto, non celebrativo, come ama sottolineare lo stesso Verdone in conferenza stampa, ma informativo che mette a nudo quei lati umani, seri e nascosti, mai rivelati dell’attore e regista romano.

“Il rischio” – racconta Giagni - “era quello di cadere nella celebrazione e per evitare ciò abbiamo usato voci discordanti sul conto di Carlo, come l’opinione del suo sceneggiatore Plastico che lo “critica” sulla scelta di personaggi presi dalla strada e messi sul set, anche quando questi non rendessero affatto. Il documentario ha tirato fuori dei chiaroscuri che era necessario ci fossero. Dall’altra parte era importantissimo evidenziare il lato nascosto di Carlo, molto riservato come tutte le persone serie. Ci ha messo a disposizione piccoli film familiari, e la sua casa ripresa per ben 40 minuti. Ha tirato fuori se stesso. Siamo riusciti a tirare fuori dei lati attraverso le immagini. Dei lati che non sono venuti fuori con i suoi film”. A completare l’opinione di Giagni, anche quella dell’altro autore, Fabio Ferzetti che, come racconta lo stesso Verdone, spesso è stato duro nelle critiche cinematografiche ai suoi film, ma questo è stato anche di grande aiuto per il lavoro dello stesso attore romano. Ferzetti dice: “L’abbiamo aiutato a fare l’autoritratto che forse non avrebbe mai fatto, visto che, come dice lui stesso nel film, non ama proporre se stesso come personaggio nelle pellicole”.

A prendere gran parte della scena di oggi in conferenza stampa, pur non volendolo, è stato proprio Verdone che, dopo la domanda del relatore sul motivo e l’episodio che hanno dato il via alla sua brillante carriera, è partito in un soliloquio tenero, nostalgico, divertente e interessante sulla sua opinione, la sua storia: “nella vita accadono avvenimenti che sembrerebbero avvenimenti normali, a volte alcuni incontri pensi siano insignificanti e non vale nemmeno la pena andarci ma all’interno nascondono una piccola gemma che devi saper cogliere al volo”.

Carlo Verdone racconta di un amico inglese un certo Steve ‘ o “epoinonmericordo” giunto nella capitale per incontrarlo. Carlo, ignaro del modo e del luogo in cui condurlo la sera per farlo divertire, lo porta in un teatro a vedere uno spettacolo di mimo, teatro allora diretto da Antonio Bino che, in una chiacchierata post spettacolo, alla presenza del famoso amico Stefano Natale, gli propone di prendersi per 10 giorni il teatro e fare i suoi schetck. Tornato a casa, nell’insicurezza familiare, Verdone vede un barlume in sua madre che lo incita con un “Provaci Carlè”. Enzo Trapani lo scopre a teatro e da lì la sua carriera ha inizio. Ha, poi, avuto una serie di incontri fortunati come quello con Sergio Leone che gli produce un film. Il resto è storia.

“La mia fortuna” – racconta Verdone – “è stata avere la mia famiglia, mio padre, mia madre e tutto l’entourage. Mi hanno dato la spinta alla frequentazione di tutti nel quartiere. Mio padre e mia madre mi spingevano a guardare il quartiere e mi facevano notare i tic divertenti di gente del paese. La curiosità me l’hanno sempre iniettata dentro”. “Spesso la vita si fa da sé, sembra che il destino si faccia da sé”- continua Verdone – “Esiste una fortuna per lanciarti ma il talento o ce l’hai o non ce l’hai perchè poi devi fare i conti il pubblico”.

In merito al documentario Carlo! di cui è protagonista, dice: “Quando Ferzetti e Giagni mi hanno chiesto di poter fare un documentario da vicino su di me, lì per lì sono rimasto intimidito. Fabio è stato un critico sempre molto severo nei miei confronti. Molto rigoroso allora ho pensato che ci fosse qualcosa di serio in questa cosa. Ho riflettuto ci siamo incontrati ancora e messi d’accordo su una cosa: non fare un documentario celebrativo, ma autentico, vero, di una persona che ama la gente , di un uomo che ha vari colori dell’anima, la malinconia, l’ironia feroce“.

Non può mancare una domanda sul cinema di oggi. Si è chiesto a Verdone quel fosse il suo cinema di oggi, quali sono i tic che oggi stimolano la sua fantasia: “sembrano tanti, ma non lo sono. Oggi la società sembra omologata. Guarda il calcio, è lo specchio nitido di una società media di giovani, hanno tutti quel taglio dei capelli. Per cui è difficile, sono tutti uguali. Se uscissi a Trastevere oggi, troverei qualcosa di interessante solo nei trasteverini anziani che hanno ancora una poesia da comunicarti. Fanno una battuta sarcastica, un po’ cattiva, comica che ha sempre il suo sapore”. E poi continua – “adesso bisogna osservare, penetrare, scovare qualcosa di curioso. Oggi sento il bisogno non più di raccontare il tipo, ma il tema. La difficoltà delle relazioni sentimentali, le relazioni in famiglia. Sono più per le tematiche. Lascio ad altri , ai giovani, l’abilità nel trovare quello che ho trovato io qualche anno fa”.

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