Excite

Burton coglie l'Alice di Lewis Carroll

 di Marta Marrucco

Colorato, fantasy, gotico, ma soprattutto folle: questi gli aggettivi adatti a descrivere il mondo di 'Alice nel Paese delle Meraviglie' inventato da Lewis Carroll. Ma le stesse parole dipingerebbero con altrettanta precisione il cinema di Tim Burton, che ha incentrato la sua ultima pellicola sulla celebre fiaba. 'Catturandola' più che bene.

Burton ha infatti saputo cogliere l'essenza dell'opera , regalandole l'inconfondibile tocco che contraddistingue ogni sua pellicola: piccoli e grandi particolari, come la forma degli alberi nodosi, i personaggi al confine tra due mondi e le inconfondibili note delle fiabesche colonne sonore sono solo alcuni dettagli che rendono unici i progetti del 'freak più ricercato di Hollywood.

E a proposito di genii con la testa tra le nuvole, non v'è dubbio che se fosse vissuto al giorno d'oggi, Carroll sarebbe potuto diventare lo sceneggiatore di fiducia di Tim, chiudendo un trio formato con il compositore Denny Elfman e l'attore feticcio Johnny Depp.

Quest'ultimo, uno dei più generosi interpreti contemporanei, è stato in grado di donare perfino allo strambo Cappellaio Matto una grazia e una malinconia che lo rendono più credibile di tanti altri personaggi che si spacciano per seri. Magnifica anche Helena Bonham Carter nei panni della tirannica Regina di Cuori, il cui tormentone nel corso del film è la testa, la sua tanto più grande del normale da volerla tagliare agli altri.

Un pò leziosa ma non priva di auto ironia Anne Hathaway, alias la Regina Bianca. Merita la sufficienza anche Mia Wasikowska, che non dispiace ma non colpisce dritto al cuore. Pare però che la giovane australiana vada tenuta d'occhio, parola dei critici.

Il vero protagonista è il Paese delle Meraviglie, chiamato da Burton Sottomondo: la crudeltà della Regina di Cuori ha trasformato molti dei fantastici scenari descritti nel libro in paesaggi inquietanti e desolati (ricordiamo che la storia di Burton è il seguito di quella che noi tutti conosciamo, ispirata all'opera 'Attraverso lo specchio', sequel di Carroll).

Lo scenario può essere accostato anche all'animo di Alice, al confine tra l'adolescenza e l'età adulta. L'inquietudine dovuta alle scelte da intraprendere per il suo futuro sono legate al mondo in cui la ragazza fugge, una sorta di limbo dove ritrovare la bambina che era un tempo e salutarla per sempre. Burton inoltre non risparmia elementi orrorifici, caratteristici del suo cinema, come la camminata di Alice sulle teste mozzate che affollano il fossato del castello.

Ma alle scenografie tetre si alternano quelle sgargianti, dalle forme più bizzarre, come i castelli delle regine, resi ancor più imponenti e dettagliati dall'effetto 3D, e il bosco popolato dalle celebri creature. Queste ultime non possono fare a meno di ricordarci la versione Disney annidata nell'immaginario collettivo. E anche se qualcuno storcerà il naso per le differenze, Burton ha preferito risultare originale con qualche licenza piuttosto che scontato.

Lo Stregatto, il Bianconiglio, il Leprotto bisestile, tutti 'meravigliosamente' fuori di testa. Il che, nel mondo burtoniano, può essere solo un pregio e non certo un difetto, tanto che il regista affida ad Alice la battuta che potrebbe riassumere la filosofia sottesa in tutti suoi film: 'Tutti i migliori sono matti'.

Guarda il trailer di 'Alice nel Paese delle Meraviglie

cinema.excite.it fa parte del Canale Blogo Entertainment - Excite Network Copyright ©1995 - 2017