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Il bunga bunga sbarca al cinema

Da rituale sessuale praticato negli harem di Gheddafi a scandalo italiano. Da scandalo italiano a film. La parabola del bunga bunga tocca il suo punto più alto (o più basso) con la talentuosa e impegnata regista Roberta Torre, che in un'intervista a l'Espresso ha raccontato di avere già pronta la sceneggiatura e di essere in cerca di fondi all'estero per la realizzazione perché: "l'idea non ha entusiasmato né Rai né Mediaset. Stiamo cercando soldi in Germania, ci vorrà qualche mese". Titolo provvisorio "La caduta dell'impero".

La Torre, che per ricostruire la vicenda ha anche incontrato la D'Addario a Napoli, dice che: "il materiale non manca. La conversazione con Patrizia D'Addario, la lettura dei giornali e l'irredimibile attrazione per il pessimo gusto di Berlusconi hanno rappresentato una miniera inesauribile", ma che la sua sfida sta nel modo di rappresentare quello che probabilmente è uno dei più grandi scandali del dopoguerra: "desideravo raccontare, con tocco chapliniano, un Paese in cui la fantasia supera costantemente la realtà. Per riuscire nell'impresa però, l'unica possibilità era esplorare il grottesco senza cadere nell'inganno della cronaca politica. Immaginare un'opera buffa tra le alcove, l'istantanea cantata di un'allegra dissoluzione".

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Il giudizio della regista sulla escort che ha dato il via al sexy-gate barese è oggettivo, ma svela partecipazione: "D'Addario è un personaggio tragico. Transitorio", e ancora: "dall'avventura a Palazzo Grazioli ha tratto solo guai e quelle registrazioni amatoriali, con le lenzuola che frusciano e la voce del padrone in sottofondo, le hanno provocato più danni che vantaggi. Come 007 ha perso, come eroina sessista anche. È stata strumentalizzata, offesa, usata. È un peccato perché a osservarla con attenzione, possiede una sua dignità".

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Una simpatia dolente che invece non ha per Silvio Berlusconi. Interrogata sugli attori che vorrebbe nel suo film, la Torre dice che preferirebbe esordienti, tranne che per il premier, tagliando un giudizio tutt'altro che lusinghiero sul Presidente del Consiglio: "vorrei volti sconosciuti con un'eccezione. Sarei felice di scritturare Joe Pesci. Un Berlusconi perfetto. Piccolo, espressivo, capace di sottili vendette, interessato alla rappresentazione teatrale dell'amplesso, più che al sesso in quanto tale".

L'attesa per il lungometraggio della nipote del famoso matematico Pierluigi Torre, inventore della Lambretta, è tanta e la curiosità aumenta a sentirla parlare dell'incipit del film: "nella prima scena, la macchina inquadra una mano intenta a ordinare maniacalmente una casa per le bambole. Stanze curate, vestiti di pregio, bagni con le maniglie d'oro. A ogni miniatura, corrisponde una ragazza. Silvio dialoga, le rassicura, a volte le delude: "Mi dispiace cara, cerca di capire, stasera non posso portarti con me. I consiglieri politici gli porgono dispacci che lui allontana sdegnoso: "Adesso non ho tempo", poi torna, con amore, alla sua unica passione". Una rappresentazione che non risparmia nulla al premier e alla politica italiana, dipingendo il primo come un uomo disturbato, ossessionato, malato, che ha tolto ogni dignità e valore alla seconda.

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