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"Avatar", una gioia per gli occhi

 di Marta Marrucco

Le innovazioni non sono mai ben accolte da chiunque, ma non si può giudicare qualcosa senza averla vissuta o almeno vista: certo è che chiunque non definisca 'Avatar' una gioia per gli occhi racconterebbe una bugia, perchè l'innovativa pellicola di James Cameron rappresenta davvero una rivoluzione nell'industria cinematografica.

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Al di là delle spiegazioni tecniche, di come le tecnologie in questione differiscano da quelle utilizzate fino ad ora, la platea è realmente catapultata nel favoloso universo di Pandora: la tipica immagine tridimensionale che balza fuori dallo schermo per 'avvicinarsi' al pubblico, in questo caso avvolge completamente lo spettatore, lo immerge assieme ai protagonisti nei suggestivi scenari naturali, tra foreste popolate da una singolare vegetazione, creature temibili e misteriose, e montagne sospese nel cielo.

La telecamera sperimentata da Cameron ricalca i movimenti degli attori che interpretano il popolo dei Na'vi, regalando particolari del volto e movimenti espressivi che in altri casi potevano risultare inverosimili su esseri dalla pelle blu e dalle fattezze bestiali. Ma vi è più traccia di umanità negli abitanti di Pandora, per i quali il cineasta si è ispirato alle antiche popolazioni indigene, che nei marine americani pronti a distruggere il pianeta per appropriarsi di un prezioso minerale.

Ed ecco il punto dolente: la critica negativa nei confronti di 'Avatar' è unanime, e cioè una trama poco fantasiosa, un incrocio fra 'Balla coi lupi' e il disneyano 'Pocahontas'. Non sorprende che l'essere umano invasore si innamori della bella e saggia indigena, e non sorprende la differenza un pò semplicistica (ma se vogliamo sempre attuale) tra buoni e cattivi, tra coloro che rispettano il mondo in cui vivono e quelli che vogliono appropiarsene avidamente.

Ma la storia d'amore intrecciata con la guerra fra i due popoli appassiona nonostante i 160 minuti di pellicola. Come si dice, 'diamo a Cesare quel che è di Cesare', ma chi vuole aggrapparsi alla mancanza di mordente nella sceneggiatura per sottovalutare 'Avatar' non ha abbastanza appigli.

Azzeccata la scelta del protagonista Sam Worthington, uno dei volti freschi di cui Hollywood ogni tanto ha bisogno: Cameron ha puntato sul muscoloso 33enne (suggerendolo anche nel film 'Terminator Salvation'), e se giocherà bene le sue carte sentiremo ancora parlare di lui. Nota di merito alle donne del cast, che definiremo 'di quelle con gli attributi': prima fra tutte Sigourney Weaver, scienziata burbera e dai modi poco affabili, ma pronta a combattere per ciò che ritiene giusto; Michelle Rodriguez, avvezza alle parti da dura, non si smentisce neanche stavolta, e Zoe Saldana che trasuda fascino anche nei 'panni blu' della principessa Neytiri.

'Avatar', che in un solo giorno ha incassato in Italia più di due milioni di euro, non fa neanche in tempo ad uscire nelle sale che già Cameron annuncia un sequel. Il film ha senza dubbio onorato le aspettative, anche se il giudizio degli 'integrati' (come li definirebbe Umberto Eco) non cancellerà del tutto quello dei cosiddetti 'apocalittici': non sarà 'Via col vento' o 'Il Padrino', ma forse bisognerebbe considerare 'Avatar' per quello che è, e cioè una mirabolante giostra sulla quale vale la pena salire almeno una volta.

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