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Anita Kravos, attrice de "La grande bellezza", ad Excite: "Paolo Sorrentino è un vero signore"

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Ci sono piccoli ruoli, in grandi film, interpretati magistralmente da attori che, nonostante la breve durata della scena, suscitano emozioni nello spettatore e catturano la sua attenzione. Una di questi si chiama Anita Kravos che nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, interpreta un'artista sui generis, una certa Talia Concept che, tra vibrazioni intime e personali flussi di coscienza, esprime la sua arte ad un giornalista di fama, Jep Gambardella (Toni Servillo).

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La maestria con cui entra nel personaggio, con cui coordina delle parole velocissime e difficili da pronunciare, fanno di lei una grande attrice che spiccherà ancora di più nel panorama cinematografico italiano ed internazionale.

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Di formazione teatrale, Anita Kravos ha recitato accanto a grandi attori come Sergio Castellitto e Toni Servillo, ed è stata diretta da registi di grande talento come Marina Spada. In questa intervista esclusiva per Excite, ci racconta il dietro le quinte del film “La grande bellezza”, dei suoi progetti attuali e futuri.

E' la prima volta che vieni diretta da Paolo Sorrentino?

Si, la primissima volta. Non ci conoscevamo prima e aveva sentito parlare di me, mi ha proposto una casting director, Annamaria Sambucco che mi conosceva per i film precedenti “Alza la testa” di Alessandro Angelini con Sergio Castellitto e “Come l'ombra “ di Marina Spada.

Com'è stato il tuo provino con il regista?

E' stato difficile perchè non mi aveva dato appuntamento per un provino vero e proprio, ma per un incontro quindi, qualora il risultato dell'incontro fosse stato di suo gradimento, allora sarebbe passato al provino. Ci siamo scambiati due parole e mi ha detto: “Leggi qua”, che poi era la scena dell'intervista con Toni Servillo nel film e appena l'ho letta ho sentito la vibrazione! (sorride,ndr) Perchè quelle parole (pronunciate nel film, ndr): “Come si fa a spiegare con la volgarità della parola la poesia della vibrazione?” mi ricordavano un mio maestro russo che, all'accademia di Mosca che ho frequentato, parlava con questa conoscenza, supponenza e arroganza e mi faceva ridere perchè lui ci credeva veramente e quando ho fatto la prima lettura di questa scena mi sono ricordata di questo paradosso.

Che ne pensi di Talia Concept, il personaggio da te interpretato ne “La grande bellezza”?

Mi fa molto ridere questo personaggio che interpreto perchè da un lato ci crede molto, ma dall'altro risulta così ridicolo perchè è piena di sé.

In quella scena, quanto hai improvvisato?

Quel primo incontro si è trasformato in improvvisazione e Paolo Sorrentino voleva proprio quello. Poi, quando ti trovi di fronte un attore bravo come Toni Servillo puoi azzardare quanto vuoi. Questa è una scena azzardata: quanto più io faccio l'antipatica, tanto più lui può azzardare . È un gioco al rialzo ed è molto gratificante.

Paolo Sorrentino sul set, che regista è?

Dopo il primo incontro, rotto il ghiaccio, è stata una persona veramente a modo, un vero signore, ci lasciava lavorare bene - a me e Toni Servillo- ci dava giusto alcune indicazioni, quando hai bisogno dell'occhio esterno. Una grande maestria, consapevolezza, ironia. Lui si divertiva. Un regista con il quale sono pronta a firmare il contratto per il prossimo film. Mi auguro di incontrarlo ancora. È il regista italiano con il quale tutti vorrebbero girare e soprattutto il regista italiano con il quale all'estero ci ammirano di più.

Nella scena precedente a quella dell'intervista con Jep Gambardella, sei nuda. Davanti alla telecamera, un'attrice come affronta questo momento? É imbarazzante?

Intanto, in Italia il nudo integrale non è possibile, ma un finto nudo, si. Ci sono escamotage tecnici, un nudo coperto, ma si, di fatto risulto nuda (sorride, ndr). Questa cosa (primo piano sull'inguine, ndr) rappresenta la bandiera dell'Unione Sovietica, la malinconia dei tempi andati. È un aspetto molto ironico. In realtà, la vera nudità per un attore è quando fai vedere i tuoi veri sentimenti, la vera nudità l'affronto nella scena successiva dove tocco sentimenti veri, piango lacrime vere, quella è la vera nudità. Anche perchè quando corri nuda e sbatti forte la testa contro il muro, a me (sorride, ndr) viene da sganasciarmi dalle risate.

La botta contro il muro, infatti. Ad un certo punto tu, completamente nuda, corri verso il muro e sbatti fortissimo la testa. Mi parli di quando avete girato quella scena?

É stato molto divertente. Quello è l'acquedotto romano sull'Appia antica, dietro c'è un campo da golf e faceva troppo ridere perchè noi facevamo tutta questa operazione e loro giocavano a golf. Una situazione ilare. La mattina abbiamo girato la scena della performance e al pomeriggio l'intervista. Una situazione molto divertente! I beni culturali hanno detto che mi mandano il conto a casa perchè ho danneggiato l'acquedotto. Scherzo! (ride,ndr).

Da spettatrice, che ne pensi de “La grande bellezza”?

É un gran, gran, bel film! È il film italiano, dicono, del decennio, un film che contiene tanti altri film, il film che spero vedremo tra 20 anni e diremo “ok, è rimasto nella storia del cinema”. Sono orgogliosissima di farne parte. Da spettatrice l'ho rivisto e mi è piaciuto ancora di più. Ho apprezzato ancora di più Carlo Verdone, tra le righe senti ancora tutti i suoi personaggi che qui i salutano e ti dicono “Ciao, mi dispiace, mi ritiro, torno a casa”, anche Sabrina Ferilli. Poi c'è la scena straordinaria che nel cinema italiano non si vede mai, quella con gli animali, con la giraffa e i fenicotteri; e ancora, il mosaico di attori, dalla santa interpretata da Giusi Merli, bravissima, altissimi livelli di recitazione a Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi, veramente un cast di cui mi vanto di averne fatto parte.

Che ne pensi di Toni Servillo?

Eh! Dicono il più grande attore italiano, si. Insieme a Sergio Castellitto, sono gli attori più grandi con cui ho lavorato e da entrambi ho potuto imparare. Da Castellitto ho imparato la generosità dell'attore: quando faceva un freddo incredibile, quando giravamo certe scene, lui anche se eravamo in controcampo, cioè l'inquadratura su di me, è rimasto fino all'ultimo, generosissimo come collega. Da Toni Servillo ho imparato il gioco dell'azzardo: alzi il rischio ad ogni ciak, alzi poco di più il rischio per rendere la scena più autentica nella direzione paradossale in cui è scritto nella sceneggiatura.

Chi è il regista italiano che stimi di più?

Il prossimo che vorrà lavorare con me (sorride,ndr)!

Perchè?

Deve esserci il connubio, deve funzionare la relazione. Regista-attore è innanzitutto una relazione umana, che sembrerebbe scontato, ma se non funziona, non funziona. E soprattutto deve funzionare perchè ogni minuto costa quando lavori, c'è una produzione dietro. E poi, desidero lavorare con chi vuole lavorare con me.

Hai lavorato anche con produzione estere, in particolare svizzere e slovene. Com'è lavorare per il cinema italiano e per quello estero, se vuoi farmi qualche esempio particolare.

Per il cinema sloveno praticamente abbiamo girato il primo thriller della storia del cinema sloveno. Quindi, hanno una filmografia molto contenuta, fanno un film, massimo due all'anno. La Svizzera intorno ad una decina. L'Italia rimane uno dei paesi europei con più produzione e soprattutto con più storia, più filmografia. Abbiamo una tradizione che tutto il mondo ci invidia e tutto il mondo guarda a noi come esempio, o ad alcuni autori russi o americani. Ogni personaggio del cinema che tu intervisterai ti farà il nome di Fellini, insomma del cinema italiano, nel neorealismo. Siamo eredi e portavoce di questa storia del cinema nel mondo.

Parliamo di “Come l'ombra” il tuo primo film completamente da protagonista. Cosa ha rappresentato per te?

Un gran colpo di fortuna! Avevo risposto ad un annuncio che Marina Spada aveva messo in internet dove cercava un'ucraina, un personaggio dell'est e avevo risposto. A lei interessava il fatto che fossi italiana, ma avessi la formazione russa. Al provino, dopo 400 persone, siamo rimaste Katerina Dafne Porcari, italiana, che ha studiato a Varsavia, ed io ed abbiamo fatto il provino assieme. Funzionavamo molto bene noi due. Alla fine Marina Spada mi ha scelta per l'altro ruolo, non per la slava ma per la protagonista, questo è stato un gran colpo di fortuna. Ho imparato moltissimo da questo film, cosa vuole dire stare davanti ad una telecamera, stare dentro un'inquadratura. È stato il film con il quale ho avuto grande visibilità. Alessandro Angelini mi ha vista in quel film per prendermi poi in “Alza la testa”.

Hai studiato recitazione prima a Venezia, poi a Mosca?

Sono nata a Trieste, cresciuta a Gorizia, ho fatto diverse esperienze europee di teatro, poi ho messo la testa a posto ed ho fatto l'università. Il terzo anno ero riuscita a dare tutti gli esami e mi sono iscritta a l'Avogaria, scuola di teatro di Venezia, dove fanno commedie dell'arte, ho fatto sia la scuola che l'università e mi stavo laureando in tedesco quando sono stata presa ad un corso di perfezionamento itinerante europeo e la tappa finale dello spettacolo era a Mosca. Io parlavo russo e le scene che interpretavano erano in russo ed è stata l'occasione per fare l'audizione per il Gitis, l'accademia teatrale Russa, e dal punto di vista burocratico ho potuto accedere perchè ho fatto la tesi su questa esperienza.

Qual è il film a cui sei più legata e perchè?

“Alza la testa” di Alessandro Angelini in cui interpreto Ivan che diventa Sonia, è il ruolo per cui sono stata candidata al David di Donatello. Sono passi che ti danno molta visibilità. Adesso faccio parte dell'Accademia del cinema italiano e dell'Accademia del cinema europeo che consegna il premio EFA, hai la possibilità di vedere tutti i film italiani, e vedendo conosci, sei informato.

E' difficile diventare attore in Italia? Cosa bisogna fare per emergere, oltre a studiare?

Tutto quello che fai serve, ma non è mai abbastanza, perchè bisogna avere cultura, riconoscere il lavoro di chi ci è stato prima di te. Guardare i film e le interpretazioni di altri attori è una grande fonte di cultura e ispirazione e non è una cosa da poco. Come attore giovane hai modo di vedere e imparare e sviluppare la tua sensibilità.

“Italian movies” è il tuo prossimo film ed esce il 4 luglio. Mi vuoi raccontare l'esperienza di questo film e il tuo ruolo?

Interpreto una donnina dell'est che non parla tanto bene l'italiano, sposata con un uomo che la tiene in casa che le vuole tanto bene, ma la tiene segregata, una suocera odiosa, interpretata da Lina Bernardi che però trova il coraggio di seguire l'amore, e a lavoro – fa le pulizie con persone provenienti da altri paesi del mondo- c'è un unico italiano che le fa girare la testa con il quale si arrampica sugli alberi all'alba, che le fa battere il cuore e decide di seguire l'amore. Un personaggio romantico, sognatore, che mi sono molto divertita ad interpretare perchè il cast è straordinario: Tiziana Catalano, unica torinese rappresentava gli indigeni del luogo; Alexsei Guskov, che interpretava un nostro collega delle pulizie che fa da manager; Neil D'Souza da aspetto indiano ma super british che fa il regista nel film; poi c'è Harvery Virdi che fa la moglie di Neil, Melanie Gerren, che interpreta il ruolo di una sudamericana, Michele Venitucci, Eriq Ebouaney, il meglio che ha fatto l'attore ne “Il bianco e il nero”. Questo è il film che continuerei a girare sempre per l'atmosfera dietro le quinte, bellissima.

Questa con “La grande bellezza” è stata la tua prima volta a Cannes?

C'ero stata una volta nel 2006 perchè Jeanne Moreau mi aveva dato un premio ad un Festival a Parigi e Pierre Cardin metteva a disposizione il luogo per questo Festival e subito dopo mi ha invitato proprio Pierre Cardin a Cannes. Lui ha 18 ville, una di questa era vuota e lui, essendo molto generoso ed ospitale, ha detto “Ospito gli amici, vuoi andare a Cannes?” E sono andata. Non ho vissuto il Festival di Cannes, però. La prima vera occasione in cui ho vissuto il Festival è stata proprio questa e con Eriq Ebouaney siamo andati ad un sacco di feste perchè stavamo facendo la promozione di “Italian movies” e poi presentavo il film italiano in concorso di Paolo Sorrentino. É stata un'esperienza divertentissima, ti dico solo che sono rimasta 4 notti, perchè le notti sono state più lunghe dei giorni (ride, ndr) è stato proprio bello, un grande esempio il festival di Cannes, a cui quelli italiani possono guardare

Grazie ed un grande in bocca al lupo!

Crepi!

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